Tipress (archivio)
Ivan Pau-Lessi, ex capo ufficio del DSS.
CANTONE
18.09.2019 - 15:390
Aggiornamento : 19:56

Pau-Lessi: «Mai coperto nessuno». E chiede di essere sentito dal Gran Consiglio

L'avvocato dell'ex capo ufficio del DSS risponde a seguito della discussione parlamentare che ha visto il rinvio della nomina dei vertici dell'ACR

BELLINZONA - Ivan Pau-Lessi, già capo ufficio presso il DSS, ha formalmente richiesto al presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella di essere sentito - anche nell’ambito di un’eventuale inchiesta parlamentare - in seguito all’animato dibattito parlamentare che ha visto il rinvio della nomina dei vertici dell’Azienda cantonale dei rifiuti proprio per la presenza dell’ex funzionario (già sentito in qualità di teste nell’ambito dell’inchiesta penale per abusi sessuali a carico di un suo ex collaboratore) nella rosa dei nomi proposti.

Pau-Lessi «non ha nulla da nascondere»  e «ritiene di avere sempre agito nel massimo della correttezza, sia nello svolgimento delle proprie mansioni, sia al momento in cui rivestiva la carica di Capo ufficio presso il Dipartimento della sanità e socialità» si legge in un comunicato firmato dall’avvocato Andrea Bersani, che sottolinea inoltre come il suo assistito non abbia «mai coperto qualsivoglia atteggiamento di natura penalmente rilevante del suo ex collaboratore».

Di conseguenza, assicura il legale, ulteriori addebiti «fuori luogo» non saranno tollerati e in caso di altre affermazioni e frasi lesive «saranno intrapresi i passi necessari, compresa la segnalazione al Ministero pubblico».

Dadò e l'inchiesta parlamentare - Ad avversare la nomina nel corso del dibattito parlamentare sul rinnovo dei membri del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda cantonale dei rifiuti sono stati in particolare i deputati Boris Bignasca (Lega) e Fiorenzo Dadò (PPD). Quest’ultimo in particolare ha confermato a tio/20minuti l’intenzione di presentare una richiesta formale al Gran Consiglio per istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda.

Nel frattempo, la Presidente della Corte di appello e revisione penale ha accolto la richiesta di Bersani di «poter disporre delle motivazioni della sentenza, debitamente anonimizzate, così da poter permettere al mio mandante di intraprendere i passi necessari a tutela dei propri legittimi interessi». Un passo, conclude l’avvocato, che «sarà fatto a tempo debito».

Potrebbe interessarti anche

YouTube

Facebook

Instagram

Linkedin

Twitter


Copyright © 1997-2020 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2020-06-02 17:52:53 | 91.208.130.87