Supercar riciclate tra il Ticino e l'Italia e quell'ex dipendente di una banca di Lugano

I beni, riconducibili a società svizzere coinvolte in bancarotte fraudolente, svanivano nel nulla per poi riemergere in Italia, dove venivano “ripuliti” e reimmatricolati oppure smontati.
LUGANO - Lungo l’asse di confine tra Italia e Svizzera, non sparivano veicoli "comuni", ma di altissimo valore: Porsche Panamera, Land Rover, Mercedes, Audi A8, oltre a motociclette Harley-Davidson e persino un orologio da polso del valore superiore ai 24 mila franchi, sottratto – secondo quanto emerso – a un turista tedesco in Spagna.
I beni, riconducibili a società coinvolte in bancarotte fraudolente, svanivano nel nulla per poi riemergere in Italia, dove venivano “ripuliti” e reimmatricolati oppure smontati.
Le indagini su queste vetture fantasma si sono sviluppate su entrambi i lati del confine: da un lato con l’azione delle autorità svizzere, dall’altro con un’inchiesta della Procura di Como articolata in più filoni. L’indagine ha portato al processo, per fatti risalenti al periodo tra il 2016 e il 2018, di due imputati: D.N., 43enne serbo residente a Uggiate Trevano, e M.P., 50 anni, residente a Thalwil, nel Canton Zurigo.
Chiasso e non solo - Come riporta la Provincia di Como, le accuse formulate dal pubblico ministero Antonia Pavan includono la ricettazione di beni provenienti principalmente da bancarotte fraudolente di società svizzere - tra Chiasso e altre località della Confederazione, fino a Friburgo e Buchs - oltre al riciclaggio e all’«impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita».
A N. vengono contestati quattordici capi di imputazione, mentre entrambi gli imputati rispondono di due capi legati a una specifica vicenda: quella di un’Alfa Romeo Giulia concessa in leasing da una società svizzera a un’altra azienda elvetica e poi scomparsa, per riapparire successivamente in Italia, venduta a una società comasca per 35 mila euro.
Nel processo in corso a Como sono già stati ascoltati diversi testimoni, mentre gli imputati dovranno difendersi nella prossima udienza fissata per settembre.
Coinvolto anche un ex dipendente di una banca di Lugano - Davanti al Collegio del Tribunale lariano ha testimoniato anche un ex dipendente di una banca di Lugano, rimasto senza lavoro e coinvolto nel sistema delle sparizioni: «Sono stato condannato in Svizzera per questi fatti, per essermi messo a disposizione del gruppo, ma l’ho fatto contro la mia volontà. Era un periodo molto difficile della mia vita - ha ammesso -. N.? Avevo capito che il suo ruolo fosse quello di far sparire le auto, ma non so se si occupasse anche di altro. Non mi ha mai minacciato direttamente, ma altri del gruppo sì: mi dissero che dovevo eseguire ciò che mi veniva ordinato».
«Mi hanno fatto firmare qualsiasi cosa - ha concluso il testimone -: contratti di leasing, di telefonia, utilizzo di carte di credito, tutto a mio nome. Le auto? Non so che fine facessero, ma so che sparivano».



