«Chiudete quel buco nella ramina: passano i clandestini»

La denuncia è di Tiziano Pasta, consigliere UDC a Mendrisio.
La denuncia è di Tiziano Pasta, consigliere UDC a Mendrisio.
VACALLO - Li vede passare, da quel varco di ramina tranciata, nelle notti dove è impegnato a «binocolare» (usa proprio questo termine) e tutto preso a fare una specie di censimento degli animali a cui potrà sparare una volta aperta la stagione di caccia. Loro, quelli che si intrufolano nell'ampia feritoia e passano di qua, sarebbero clandestini e gente non di buone intenzioni; lui, il guardiano che scruta gli orizzonti notturni dei sentieri di montagna sopra Vacallo un tempo battuti dai contrabbandieri e che li osserva mettere piede sul suolo svizzero, è Tiziano Pasta, ex leghista, oggi UDC e consigliere in carica a Mendrisio.
«Sono un cacciatore e mi piace venire qua di notte ogni tanto - racconta - e dalle due di mattina sto qua a volte fino alle sette. Faccio le mie ronde per conoscere la mia selvaggina, quale è cacciabile e quale no, per essere sicuro di non abbattere dei capi che non possono essere abbattuti. E durante le mie ronde ogni tanto si vedono questi passaggi di persone che arrivano dentro».
Il sentiero pedonale comunale che arriva al confine: «Non può trasformarsi in un passaggio abusivo verso l'Italia» - Pasta non ci dorme la notte. E la colpa non è solo della passione venatoria che gli ruba il sonno (anche se dentro al vecchio cascinale da cui si domina la vallata sottostante e da cui osserva i movimenti ha sistemato una brandina) ma anche di quei sentieri usati da chi vuole entrare illegalmente in Svizzera, uno in particolare, un sentiero pedonale comunale che passa anche vicino a una sua proprietà. Ne fa una questione di sicurezza, Pasta, sua e di chi vive nelle vicinanze.
«Un sentiero pubblico può arrivare al confine svizzero, ma non può trasformarsi in un passaggio abusivo verso l’Italia» dice. Il sentiero in questione - che inizia da via Dosso Lugano, spiega Pasta - «termina sul confine politico italo-svizzero, confine politico che è a circa 50 metri dalla rete che qui vediamo divelta e vicino alla famosa scala di ronda della Guardia di Finanza italiana che presidiava il valico frequentato dai contrabbandieri. Ora - argomenta - viene utilizzato da chiunque sia, come se fosse una via di passaggio regolare autorizzata: finché si fanno le passeggiate campestri si può comprendere, meno se da qui passano malintenzionati. Farlo dare a intendere che sia un valico ufficiale, forse è un po' esagerato. Viene utilizzato da clandestini, profughi e non solo, e anche da malviventi».
«Ho visto gruppetti di sette/otto persone entrare illegalmente» - Quando la stagione si fa calda, e non in senso meteorologico fa subito intendere il consigliere dell'UDC, «li vedi in gruppetti di sette/otto persone, come è capitato qualche anno fa. Ho avvertito le Guardie di confine, sono venuti e li hanno portati via. Mi è dispiaciuto anche per questi poveri cristi, ma parlando con le guardie mi hanno detto "guarda che gli fai un piacere se ci chiami, perché li rifocilliamo, gli cambiamo i vestiti e li riportiamo dove devono andare». Non solo in gruppo: si entra dentro anche in solitaria, come nel caso di quel migrante che Pasta ha trovato addormentato vicino alla riva di un corso d'acqua scendendo da un costone dentro la Val Codriga.
Gli atti di vandalismo - «Era di notte e a un certo punto noto qualcosa di bianco - racconta - erano delle scarpe. Vado avanti pian pianino, non accendo la pila perché non voglio farmi vedere e quando arrivo vicino mi accorgo che era una persona sdraiata. Pensavo fosse morto. L'ho toccato nelle scarpe, si è spaventato, a momenti quasi mi cade giù nel burrone. Gli ho detto "scappa via perché c'è una battuta di caccia"». Pasta racconta poi di un atto di vandalismo subito da una sua vicina. « Mi ha raccontato che 10 giorni fa gli hanno tagliato la rete del giardino». Per lui quel sentiero e quella ramina bucata «sono un problema per tutta via Dosso Lugano, un problema di sicurezza. Non siamo nei momenti che possiamo togliere le reti».
La ramina di proprietà dello Stato italiano e l'idea di sbarramento: «Si metta un cancello e si regolamenti il passaggio» - La soluzione, per il consigliere, prospettata anche attraverso alcune missive inviate al Comune di Vacallo e all'UDSC, «è che non si faccia passare questo passaggio come un valico autorizzato, che chiunque arriva qui deve capire che sta facendo qualcosa che non dovrebbe fare. Anche con della cartellonistica. Per coloro che vogliono farsi una bella passeggiata possono usare la vecchia scaletta dei finanzieri: 200 scalini qui sotto c'è il valico pedonale di Roggiana e uscire tranquillamente da lì». Poi azzarda però l'idea di uno sbarramento: «Si potrebbe mettere un cancello che si potrebbe aprire solo in occasione di eventi particolari, tipo quando si organizzano gite tipo Vignalonga. Basta un accordo tra Guardie di confine e Guardia di finanza, su un passaggio regolamentato, non che deve essere il passaggio di tutti e soprattutto di chi non dovrebbe passare. È quello il tema». Il tema è anche che quella rete è di proprietà dello Stato italiano e a metterci eventualmente una "toppa" dovrebbe essere eventualmente la Guardia di finanza.
Il Comune di Vacallo: «L’Ufficio delle dogane da noi incontrato non rileva alcuna anomalia» - I suoi appelli però fino a ora sono rimasti inascoltati. Interpellato, il Comune di Vacallo ci ha scritto che «l’Ufficio delle dogane da noi incontrato non rileva alcuna anomalia nella situazione segnalata. I confini - prosegue la comunicazione - per loro natura, devono rimanere aperti al fine di garantire la libera circolazione delle persone, nel rispetto delle normative vigenti, ossia con documenti validi e in assenza di merce soggetta a dichiarazione». Il Municipio - si conclude la nota - «si allinea pertanto alla posizione espressa dall’Ufficio delle dogane».
L'Ufficio federale della dogana: «Sul confine verde pattugliamenti mobili» - L'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, oltre a quanto già riferito al Comune di Vacallo a livello locale, ha voluto precisare a Tio che «l’UDSC è presente al confine e nelle zone di confine nell’ambito del suo mandato e gestisce il traffico transfrontaliero di persone e merci sulla base dei rischi e della situazione». Inoltre, le Guardie di confine «non effettuano necessariamente controlli sistematici su tutti i viaggiatori e presso tutti i valichi, ma operano in modo mirato, con misure sia visibili sia discrete» spiegano.
Quanto ai pattugliamenti statici sul confine verde - pur precisando UDSC di non volere scendere in particolari sul caso specifico - la presenza fissa è stata sostituita negli anni «dal pattugliamento mobile e dinamico realizzato grazie a una scrupolosa analisi dei rischi veicolata anche grazie allo scambio di informazioni con autorità partner nazionali e internazionali. In questo ambito - viene specificato - rientra anche l’utilizzo di mezzi tecnici, uno strumento in più per il pattugliamento del territorio al fine della protezione della popolazione».








