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IL CASO

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Il comandante della Polizia cantonale, in veste di presidente della CCPCS, commenta la situazione in Svizzera fra sicurezza e criminalità: «In dieci anni è cambiato molto, la gente è più sotto pressione e i social...»
Ti-Press / Elia Bianchi
Fonte CH Media
Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»
Il comandante della Polizia cantonale, in veste di presidente della CCPCS, commenta la situazione in Svizzera fra sicurezza e criminalità: «In dieci anni è cambiato molto, la gente è più sotto pressione e i social...»

AARAU - Eventi tragici ed eccezionali, come l’incendio avvenuto a Crans-Montana (VS) o il più recente rogo di un'autopostale a Kerzers (FR), mostrano quanto situazioni improvvise possano mettere sotto pressione non solo il sistema di sicurezza e soccorso, ma anche l'intera società.

A commentare questi casi, in intervista con i quotidiani del gruppo CH Media, è il comandante della polizia ticinese Matteo Cocchi, nella sua veste di presidente della Conferenza delle e dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS).

In casi come questo - con elevati numeri di vittime, ma anche un forte impatto emotivo sulla popolazione - la chiave di volta è la cooperazione intercantonale, a tutti i livelli.

Una sinergia, questa, che diventa sempre più importante anche considerando un contesto - quello svizzero - che con gli anni è mutato, senza addolcirsi: «La gente è più nervosa», spiega Cocchi. Secondo lui, «ci sono più situazioni delicate rispetto a dieci anni fa».

Pur non trattandosi di un aumento uniforme di tutta la criminalità, si registra una crescita della disponibilità alla violenza e dei reati violenti.

Secondo lui, infatti, «le persone si arrabbiano più velocemente e reagiscono in modo più aggressivo».

Questo fenomeno è legato a diversi fattori sociali, tra cui l’aumento della pressione lavorativa e delle tensioni nella vita quotidiana. A ciò si aggiunge, secondo il comandante, un progressivo «indebolimento del rispetto reciproco tra le persone».

Un ruolo importante è svolto anche dai social media. Come spiega Cocchi, «con i social media è diventato molto facile insultare o minacciare qualcuno».

In passato chi voleva offendere o minacciare qualcuno doveva esporsi direttamente, nella pubblica piazza. Oggi, invece, molte persone si sentono più forti dietro uno schermo (e a una tastiera) e agiscono senza percepire immediatamente le conseguenze delle proprie parole. Questo, conferma sempre il ticinese, si traduce in un aumento statistico delle minacce.

Parlando di criminalità la percezione generale può divergere dalla realtà. Per certi versi la Svizzera è più sicura: «I furti negli ultimi anni sono diminuiti».

Tuttavia, altri fenomeni stanno aumentando, in particolare la violenza domestica, la propensione alla violenza e i reati violenti. Cocchi evidenzia che «questa è una tendenza che si è sviluppata soprattutto dopo la pandemia di Covid» e che riguarda l’intera Confederazione, «bisogna fare di più, soprattutto con la prevenzione».

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