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In sella per la libertà a un anno dalle ruspe

LUGANOIn sella per la libertà a un anno dalle ruspe

28.05.22 - 16:16
A un anno dall'abbattimento dell'ex macello i molinari tornano sulla strada: «Ci riprenderemo ciò che ci è stato tolto»
Tipress
In sella per la libertà a un anno dalle ruspe
A un anno dall'abbattimento dell'ex macello i molinari tornano sulla strada: «Ci riprenderemo ciò che ci è stato tolto»
Forti disagi al traffico per il corteo in bici che terminerà con una serata in musica, con cibo e bevande per finanziare il collettivo Antirep Ticino.

LUGANO - Domani saranno 365 giorni esatti dal momento in cui le ruspe misero fine a quasi 20 anni di autogestione, in quel dell'ex macello di Lugano. Una vicenda, questa, che non si è tutt'ora conclusa tra strascichi penali e politici, oltre che ferite ancora aperte nel cuore dei molti avventori del centro sociale.

Proprio questi ultimi, per ricordare quelle ore e rievocare i fasti del passato, hanno deciso di salire in sella a delle biciclette e (dalle 15) sfilare dal cimitero di Lugano fino al prato dietro all'ex macello, dove si terrà una serata in musica. Il corteo non ha mancato di far registrare forti disagi al traffico. 

L'invito alla manifestazione è comparso nelle scorse ore su un volantino. L'evento, denominato "Critical Mass", è un inno alla «libertà, più forte delle autorità».

La serata sarà scandita da un dj set DUB, cena vegan, birrette e analcolici. Dalle 21 partirà il "Trash Party con Dj Mari&Monti, Dj Camparino, & more". Tutta la serata sarà a beneficio del collettivo Antirep Ticino. In caso di pioggia, fanno sapere gli organizzatori, l'evento si terrà all’USI.

Ideali non sepolti sotto le macerie - Gli ideali dei molinari, tutt'altro che sopiti sotto le macerie del macello, riecheggiano in una nota stampa diffusa a tutti i fuochi, a pochi minuti dall'inizio della manifestazione: «A seguito di quella notte - rievocano - prese vita e forma un nuovo capitolo: un’esperienza collettiva di lotta dal basso scaturita da una chiara volontà di rispondere in modo determinato alla città di Lugano, una delle più a destra d’Europa, che si fonda su delle solide e ben radicate logiche capitaliste, che vanno dalla speculazione edilizia, ai palazzi del potere finanziario e non».

Per il SOA il Molino, il Ticino manca «completamente e volutamente» di spazi di socialità, di solidarietà e di aggregazione dal basso dove costruire “altro”. «Spazi - sottolineano - dove si possa vivere delle relazioni, dove assaggiare tracce di libertà con la solidarietà, l’empatia, la mescolanza, l’autodeterminazione, la vicinanza, le relazioni e l’amore per la libertà».

Libertà che gli autogestiti vedono preclusa specie in quel di Lugano, «piccolo paradiso dove controllo e sicurezza costituiscono un potente binomio. Città con le sue campagne buoniste contro i rumori molesti e per una supposta tolleranza mai così fuori luogo e ipocrita. Città ipersecurizzata con la presenza ovunque di polizia e sorveglianza, controllata da 4'800 telecamere e dove l’unica soluzione per farne parte sembrerebbe essere quella di dover portare nel petto un cuore a forma di portamonete».

Il Collettivo, insomma, vuole che l'evento odierno sia un momento di auto affermazione, a un anno dalla morte del loro luogo d'aggregazione: «Continuiamo a comunicare con le persone, generare momenti di socialità, rivendicare e portare avanti le pratiche di lotta dal basso, essenziali secondo noi per alimentare un conflitto sempre più necessario. Perché ancora una volta pensiamo che la libertà non si mendica ma si conquista e che la risposta sia riprenderci quel che ci è stato tolto».

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