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CANTONE
21.04.2021 - 07:000
Aggiornamento : 10:00

«Ad aprire così, si fa più perdita che tenendo chiuso»

Da lunedì i cinema ticinesi avrebbero potuto riaprire. Così però, almeno per i multisala, non è.

Molteplici le cause, tra le quali l’attuale stop sia nelle produzioni che nei doppiaggi, le limitazioni in fatto di capienza e il divieto di vendere cibo e bevande.

BELLINZONA - Un settore che ha tanta voglia di ripartire. Un settore, quello dei cinema, che, almeno a livello legale, ora potrebbe farlo. Messo però di fronte a mille ostacoli che non glielo permettono. E mentre esercizi pubblici e palestre tornano ad animarsi, i cinema restano al palo.

Problematiche strutturali - A causa della pandemia, tutte le produzioni cinematografiche hanno subito dei ritardi importanti, e, se si parla di pellicole mainstream, non c’è praticamente nulla da mettere in programmazione. «C’è qualche film indipendente disponibile, ma questo non permette una riapertura normale. Queste produzioni vanno bene solo per i monosala, che non hanno bisogno di tanto pubblico», così Luca Morandini, proprietario e titolare del Cinema Teatro di Mendrisio. Ulteriore ostacolo, tutto ticinese, il legame linguistico con il Belpaese: «Noi dipendiamo dal mercato italiano, in particolare per i doppiaggi, ed è un mercato che è stato gravemente impattato dalla pandemia», spiega il direttore del Palacinema di Locarno Roberto Pomari. Vi è inoltre un problema relativo alle riaperture dei cinema, che sono scaglionate e variano da Paese a Paese: « I film importanti devono uscire in tutto il mondo allo stesso tempo, per evitare il problema della pirateria. Se i distributori non possono contare su delle distribuzioni su ampi territori, non fanno nemmeno l’investimento», chiarisce Gianni Bonardi, proprietario del cinema Forum di Bellinzona. 

Le limitazioni volute dal Consiglio Federale - Secondo le ultime disposizioni decise da Berna, le sale cinematografiche possono inoltre ospitare, per sala, solo un terzo della loro capienza massima in tempi normali, fino a un limite di 50 spettatori. Delle restrizioni, secondo Bonardi, che rendono il tutto impraticabile: «Io in sala 2 ho 119 posti, un terzo sarebbero 39 persone». Poco dunque lo spazio utile, tante le spese. E riguardo al divieto di vendere cibo e bevande: «Per noi è un no-go. I cinema al giorno d’oggi non vivono solo del biglietto venduto ma soprattutto di food and beverage. A queste condizioni la spesa non è purtroppo sopportabile». Constatazioni amare, quelle di Bonardi, che afferma di aver investito, appena prima dell’avvento del virus, in una nuova sala, per un totale di 600’000 franchi. «È devastante», sottolinea, «aprire così significa fare più perdita che tenendo chiuso, è triste dirlo ma è così». 

Lo streaming fa paura - Da inizio pandemia le piattaforme di streaming hanno poi preso ancora più piede, e tra le fila dei gestori di cinema sembrerebbe serpeggiare un certo timore. «Secondo alcuni», riferisce Pomari, «questa crisi potrebbe aver minato in maniera importante la disponibilità della gente a venire nelle sale. Io però oso sperare il contrario». Dubbi anche verso la volontà della gente, di questi tempi, di pagare per l’intrattenimento: «La crisi ha creato dei solchi a livello di economie domestiche e di lavoro, per cui la ricettività del pubblico non è scontata», conclude Pomari. 

Gli aiuti - Le misure di sostegno finanziario di Confederazione e Cantone sarebbero poi, secondo Bonardi, «in un ritardo pazzesco. Parliamo di mesi e mesi». Più fiducioso Morandini: «Gli aiuti arrivano, ci vuole tempo e pazienza, ma arrivano.

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