Stefi B. con i suoi due amici.
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LOSONE/ GEDE
13.03.2021 - 08:060
Aggiornamento : 10:28

Riesce a camminare, spingendo la sedia a rotelle dell’amico

Stefi B., 37 anni, ha lasciato il suo posto fisso per andare in Africa. E racconta l’incontro con due giovani disabili.

La storia di Jeremy e Mohammed descritta dalla locarnese: «In Kenya molti bambini andicappati non vengono accettati dalle famiglie».

LOSONE/ GEDE - Ha imparato a camminare, spingendo la carrozzina di quello che poi è diventato il suo migliore amico. È la commovente storia di Jeremy, classe 2000, disabile, e di Mohammed, di 7 anni più grande che vive su una sedia a rotelle. Cronache da Gede, in Kenya, raccontate da Stefi B., 37enne di Losone che a settembre 2020 ha fatto la pazzia di lasciare il posto sicuro per andare a fare un’esperienza di vita in Africa.  «Ero arrivata a un punto in cui mi sono detta: ora o mai più. Non mi sono data un tempo definito. Sono partita senza sapere quando sarei tornata». 

Portatrice di speranza – Stefi passa da un villaggio all'altro, incontrando persone bisognose a cui cerca di portare cibo, beni di prima necessità, materiale scolastico. E anche speranza e un po’ di tregua. «All’inizio ero partita con un altro progetto, poi ho seguito il mio istinto e il mio cuore».

Oltre l'ostacolo – La simpatica locarnese ha così avuto occasione di scoprire e visitare la Gede Special School, situata a pochi chilometri dalla più famosa Watamu . «La vicenda di Jeremy e di Mohammed mi ha colpita in maniera particolare. Ci dimostra quanto la forza di volontà possa aiutarci a superare ogni ostacolo».

Le origini della scuola "speciale" – I due ragazzi si sono conosciuti qualche anno fa all’interno della Gede Special School. «Una scuola governativa nata nel 2006. Già nel 1996, all’interno della Primary di Gede, operava una divisione “speciale”, uno spazio dedicato inizialmente a pochi ragazzi disabili. Oggi la Gede Special School è coordinata anche dall’amico Maurizio, detto "Kipara"». 

Seguiti 24 ore su 24 – «In mezzo alla sfortuna – fa notare la ticinese –, i due giovani sono ancora stati fortunati. Nella regione infatti i bambini andicappati non sempre vengono accettati dalle famiglie. Il fatto che esistano strutture come la Gede Special School (scuola con convitto) è fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo di questi ragazzi. Infatti gli studenti qui soggiornano durante tutto il periodo scolastico, sono seguiti 24 ore al giorno, dallo studio alle terapie».

Il lusso di avere una sedia a rotelle – Presso la struttura di Gede ci sono circa 130 ragazzi, di cui una sessantina con disabilità fisiche di vario tipo e gli altri sordomuti. È in questo contesto che Jeremy e Mohammed si conoscono. Tra loro cresce un’amicizia solida. «Da queste parti avere una sedia a rotelle è quasi un lusso. Mohammed, che è semi paralizzato, non ne aveva mai avuta una prima di giungere alla Gede Special School. E così quando Jeremy l’ha vista, si è incuriosito».

Non si era mai alzato in piedi – Jeremy è un ragazzo che non si era mai alzato in piedi fino a pochi mesi fa. E che oggi, spinto dalla motivazione di portare a spasso l’amico in sedia a rotelle, cammina. «Tutto è iniziato un po’ per gioco. Con tanta forza e molto coraggio, Jeremy ha trasformato quel gioco prima in esercizio e ora in routine. Vedendoli sorridere ti rendi conto di quanto sia importante sostenere strutture come questa, che permettono a persone disabili di avere ancora una dignità».  

«Non mi pento di essere partita» – Infine Stefi torna a parlare della sua scelta, maturata e concretizzata in piena pandemia. «Avevo un posto di lavoro garantito, È vero. Ma non mi pento. Nella vita bisogna inseguire la propria felicità». 


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