CANTONEQuante paure per tornare nel mondo dopo avere preso il Covid

04.01.21 - 06:00
Perché non viene imposto un tampone a fine isolamento? Le rassicurazioni delle autorità sanitarie sembrano non bastare.
Ti-Press
Quante paure per tornare nel mondo dopo avere preso il Covid
Perché non viene imposto un tampone a fine isolamento? Le rassicurazioni delle autorità sanitarie sembrano non bastare.
Il confronto con altri Paesi (come l'Italia), in cui il rientro alla normalità deve essere ufficializzato da un test negativo, crea grossi disagi e sensi di colpa nella Svizzera italiana.

BELLINZONA - Ho preso il Covid-19, ho seguito le regole dell’isolamento, ma posso fidarmi a tornare alla “vita normale” senza fare un nuovo tampone? Nonostante le rassicurazioni delle autorità elvetiche, attorno a questa domanda continua a esserci parecchia apprensione. Soprattutto se si vive con persone a rischio. Il motivo è legato in particolare alle diverse attitudini in altri Stati per quanto concerne il decorso dopo la malattia. In Italia, ad esempio, il secondo tampone è obbligatorio. 

Le direttive svizzere – Si tratta di un tema che Tio/20Minuti ha già affrontato nel recente passato. Ma la situazione sta generando sempre più disagi o sensi di colpa. Le direttive svizzere indicano che dopo un isolamento di dieci giorni, a cui vanno aggiunte 48 ore senza sintomi, un malato di Covid-19 può avere di nuovo contatto con altre persone. Ad esempio può anche tornare a lavorare. Senza dovere fare un ulteriore tampone, come accade altrove.  

Ci confonde la vicinanza con l'Italia – Diverse persone in questa condizione hanno chiamato l’hotline dedicata al Covid per essere rassicurate. Spesso emerge il confronto con altre nazioni. E ci si chiede come mai altri si comportino in maniera differente visto che il virus in questione è lo stesso. «La vicinanza con l'Italia – sottolinea Andreas Cerny, epatologo e infettivologo – per noi ticinesi è psicologicamente decisiva. Guardiamo cosa succede in Italia e allora ci poniamo determinate domande. Ritengo tuttavia che il sistema svizzero sia corretto». 

Una scelta ponderata – «Le autorità sanitarie elvetiche – ribadisce il Servizio informazione e comunicazione del Consiglio di Stato – hanno rinunciato a imporre l’obbligo di eseguire un secondo tampone perché la durata del periodo di isolamento è di per sé sufficiente ad assicurare la non contagiosità del paziente. È infatti possibile che un secondo test, vista l’elevata sensibilità del materiale utilizzato, indichi la positività del paziente anche quando questo non è più contagioso».

Una domanda semplice, ma che mette tanti dubbi – In molti, stando a diverse testimonianze raccolte da Tio/20Minuti, però non si fidano. Da una parte subiscono pressioni da parte del datore di lavoro che gli impone un tampone a loro spese (in casi più rari l’azienda si assume il costo del “tampone di rientro”). Dall’altra preferiscono restare isolati dai propri cari per altri giorni. La domanda è semplice: esistono reali possibilità che una persona a fine isolamento possa essere ancora infettiva? «Di principio no», precisa il Servizio informazione e comunicazione del Consiglio di Stato.

Per evitare inutili insicurezze – Nemmeno nel caso ci fossero dei dubbi sulla possibilità di contagio a fine isolamento non sarebbe opportuno eseguire un secondo tampone? «No», è la risposta lapidaria che arriva da Bellinzona. Cerny approfondisce: «A volte in un paziente malato restano tracce di virus per settimane, anche dopo la sua guarigione. E sappiamo che queste tracce non sono sinonimo di contagiosità. Quindi una persona potrebbe risultare positiva anche se sana. E a quel punto si creerebbero inutili insicurezze». 

Un'idea che nasce dall'osservazione – Ma come è possibile che un virus che sta mettendo in crisi il mondo evapori con certezza in 10 giorni? Come possiamo ritenerci non più contagiosi senza il conforto di un secondo tampone? «Abbiamo osservato – puntualizza Cerny – che il Covid-19 può prendere due strade. Alcuni pazienti vivono solo una prima fase, dopo 5-6 giorni non hanno più problemi. Altri pazienti invece vivono anche una seconda fase, che subentra dopo il sesto o settimo giorno, con un netto peggioramento delle condizioni di salute. Sono quelli che poi vengono ricoverati. Ecco perché riteniamo che se uno al nono o al decimo giorno non ha più sintomi significa che è guarito e che non è più contagioso».  

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