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CADENAZZO
23.04.2018 - 08:030
Aggiornamento : 12:10

«Vendo il mio corpo e quando sono sola piango»

Voleva fare l’educatrice. La depressione l’ha fatta scivolare nella prostituzione. Antonella, 29 anni, fa parte delle 281 lucciole in regola in Ticino. E, come tante, arriva dall’Italia

CADENAZZO – Sono 281 le prostitute in regola nella Svizzera italiana. A indicarlo è il rapporto 2017 della sezione della polizia cantonale Teseu. Nel 2016 erano 300. Le più rappresentate oggi sono le rumene (61%). Aumentano le italiane (27%, contro il 20% del 2017). Il Ticino resta un Eldorado per ragazze in fuga dalla vicina Penisola? Le cose non stanno proprio così. Lo dimostra la storia di Antonella, 29 anni, di origini napoletane. La incontriamo in un bar, accanto alla stazione di Cadenazzo. Occhi scuri, viso mediterraneo, piccola di statura. Tra qualche ora, per Antonella parte un treno. Va verso sud. Direzione Italia. «Per qualche settimana. Poi tornerò». Nell’attesa, ci parla di lei. Dalla bulimia agli abusi sessuali subiti, alle difficoltà quotidiane in un contesto arido e senza scrupoli. Una testimonianza forte, che dimostra come dietro a una semplice “lucciola” ci sia anche una persona, con i suoi drammi e le sue paure.

Antonella, perché fai questo lavoro?
«Perché mi appaga. Dopo tanti fallimenti, questo mestiere mi fa sentire importante. Sapere che un cliente mi attende e mi desidera, mi fa stare meglio».

Non ti sarebbe piaciuto fare altro nella vita?
«Avrei voluto fare l’educatrice. Mi sarebbe piaciuto aiutare i bambini in difficoltà. Ma a quindici anni, al termine della scuola dell’obbligo, ho avuto una grave depressione. E da quel momento mi sono bloccata. I libri mi stressavano. In più sono pure rimasta incinta».

Incinta a quindici anni?
«Sì. Di un ragazzo violento. Io la violenza l’avevo già subita in casa, col compagno di mia madre. A tredici anni ero pure stata abusata da un uomo più grande. Insomma, non avevo bisogno di quest’ennesima mazzata».

Che ricordi hai di quel periodo?
«Ho sofferto di bulimia. A lungo. Mi vedevo brutta. E in un certo senso mi vedo ancora brutta oggi. Per questo sono felice quando una persona paga per una mia prestazione. Il lavoro mi ha aiutata a bloccare la fame e le crisi di vomito. Sono arrivata alla prostituzione per cercare una via d’uscita».

Senti ancora tuo figlio?
«Poco. Vive coi nonni paterni, in Campania. Mi cerca raramente. E io sento molto la sua mancanza».

Su internet ti definisci una “porca” e molti utenti dei siti a luci rosse elogiano le tue prestazioni. Non ti manca l’affetto, quello vero?
«Sì. A volte mi metto sul letto, da sola, e piango. Mi manca l’affetto in generale. Non ho molte amicizie. E quelle che ho sono quasi tutte nel mondo a luci rosse».

Non hai paura delle malattie sessuali?
«No. Mi proteggo sempre. E faccio molta attenzione a non andare oltre certi limiti». 

Lavori “meglio” in Svizzera o in Italia?
«Sinceramente in Italia. A Firenze, a Bologna. Forse perché lì seleziono molto la clientela».

E in Ticino come va?
«Ultimamente così così. A Cadenazzo non gira più. Lavori davvero bene solo a Lugano. Ma lì c’è il problema degli appartamenti illegali».

Sei già stata in un appartamento fuori legge?
«Sì. Ed è già arrivata anche la polizia. Gli agenti sono sempre gentili. Però si limitano a dirti che te ne devi andare. In Olanda, dove a ventiquattro anni sono stata picchiata e sfruttata da alcuni boss a luci rosse, la polizia mi mandò in una casa di accoglienza per donne maltrattate. Qui, invece, la polizia non si preoccupa di sapere se stai bene, se c’è qualcuno che ti sfrutta. Fa il suo dovere e basta».

Ed esiste lo sfruttamento della prostituzione in Ticino?
«Ci sono dei problemi. Gli affittacamere si fanno la guerra tra di loro. Alcuni ti dicono che se non vai da loro, non troverai mai un’alternativa. Altri ti mandano negli appartamenti illegali sapendo che può arrivare la polizia. È spiacevole».

Altro?
«Ultimamente sono stata trattata molto male dal gestore di uno dei principali siti d’incontri. Semplicemente perché gli avevo comunicato, in maniera errata, che avrei cambiato località di esercizio in Ticino. Alcuni hanno davvero poco rispetto per l’essere femminile».

Hai mai avuto a che fare con clienti pericolosi?
«Una volta, a Chiasso, uno mi ha minacciato con una forbice, perché voleva pagare meno».

Provi piacere durante i tuoi rapporti?
«Quasi mai. Fingo. Gioco a fare l’attrice. Sono troppo stressata per godere. Però ci riesco bene. In Ticino il cliente cerca le ragazze magre e alte. Io sono rotondetta e non tanto alta. Ma compenso col resto. Con la passione che ci metto».

Paghi le tasse?
«Sì. Sono in regola».

Come spendi i soldi che guadagni?
«Purtroppo soffro di disturbo ossessivo compulsivo. Soprattutto per quanto riguarda lo shopping. Tendo a sprecare molto denaro. Ne sono consapevole, ma non so come smettere».

Il treno sta per partire. Te ne vai in Italia. Ci sarà mai un futuro diverso per Antonella?
«Non lo so. Io vorrei aiutare la gente. Mi sento una persona buona, che può fare tanto per il prossimo. Anche per le ragazze che fanno il mio stesso mestiere. Ma chi mi dà una possibilità solo col diploma di scuola media in mano? Per me il futuro è un’incognita. Vedremo».

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