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CANTONE / ARMENIA
23.04.2015 - 06:120
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Centenario del genocidio: “La Svizzera avrebbe dovuto esserci come ad Auschwitz”

Domani si commemora a Jerevan l’eccidio armeno. Il portavoce della comunità armena ticinese: “C’è poca conoscenza”

LUGANO - In vista dell’anniversario dello sterminio che, fra il 1915 e il 1916, ha determinato la morte di circa 1,5 milioni di armeni per mano dell’Impero Ottomano, abbiamo chiesto a Ludwig Naroyan, portavoce della Comunità armena in Ticino, cosa ne pensi della partecipazione svizzera alle cerimonie e come viva l’evento la piccola comunità ticinese.

Signor Naroyan, quanto è grande la comunità armena in Ticino?

Siamo in pochi, arriveremo forse a cento persone. Quelle che partecipano attivamente agli eventi armeni sono fra le trenta e le cinquanta persone. Organizziamo 2-3 messe armene nel corso dell’anno e poi conferenze, incontri e proiezioni di film.

Sa di persone che dal Ticino andranno a Jerevan per le commemorazioni di venerdì?

Io devo rimanere qui per occuparmi degli eventi che abbiamo organizzato per il centenario del genocidio*. Ho sei fratelli, però, e tre di loro andranno con la famiglia in Armenia, così come altri membri di diverse comunità, da qui, da Milano e così via. È importante in questo anno simbolico trovarsi laggiù. È un evento dalla portata internazionale. Hollande e Putin saranno lì così come i capi di Stato e i rappresentanti di diversi altri Paesi.

Come giudica il fatto che la Svizzera sarà presente con il suo ambasciatore in Armenia per le commemorazioni? Avremmo dovuto partecipare con una figura di più alto livello?

Assolutamente sì, non trovo corretta questa scelta. Così come il consigliere federale Didier Burkhalter si è presentato ad Auschwitz per il Giorno della memoria avrebbe dovuto recarsi anche a Jerevan. La sua presenza avrebbe rappresentato un segno forte. Il genocidio armeno, dopotutto, è un fatto storico comprovato dalla stragrande maggioranza degli storici che se ne sono occupati. Studiosi internazionali, non armeni. Purtroppo, temo che considerazioni di opportunità politica abbiano avuto la meglio.

In occasione del centenario del genocidio, chiedete ai ticinesi di accendere una candela sui davanzali per ricordare le vittime. Perché trovate importante questo gesto?

È un gesto di umanità. Stiamo parlando di un milione e mezzo di anime massacrate. Un lume e una piccola preghiera sono una sepoltura simbolica per chi è stato trucidato a cielo aperto e abbandonato da qualche parte in Anatolia senza una sepoltura dignitosa.

Tutti sappiamo cosa sia l’Olocausto. Parlando con le persone a lei vicine in Ticino quanta conoscenza riscontra, invece, riguardo al genocidio armeno?

La conoscenza è poca. Spesso incontro persone che non sanno nemmeno dove sia l’Armenia o non hanno idea che sia un Paese di antichissima tradizione cristiana. Non è colpa loro, però: questa è una pagina di storia che è stata occultata, come sempre accade, dai vincitori, che in questo caso sono i turchi. Anche i ragazzi al liceo sanno poco di questo capitolo della storia. Personalmente ho tentato di sensibilizzare i docenti proponendo dei documentari, ma sui libri di storia c’è poco. È questo il motivo per il quale i ragazzi non conoscono il genocidio armeno, non è colpa loro.

Nemmeno quest’anno Obama userà la parola “genocidio” parlando dello sterminio degli armeni. Cosa ne pensa?

Anche questa è una scelta di Realpolitik condizionata dagli interessi strategici nella regione degli Stati Uniti, ansiosi di conservare buoni rapporti con Ankara in funzione anti-Isis.

* Vedi documenti allegati.

Allegati
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