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BERNA

L'Erasmus era in dubbio già prima del 9 febbraio

L'UE aveva chiesto alla Svizzera di raddoppiare il proprio contributo e Schneider-Ammann aveva chiesto di interrompere il programma
L'Erasmus era in dubbio già prima del 9 febbraio
Foto Keystone
L'Erasmus era in dubbio già prima del 9 febbraio
L'UE aveva chiesto alla Svizzera di raddoppiare il proprio contributo e Schneider-Ammann aveva chiesto di interrompere il programma
BERNA - La partecipazione svizzera al programma Erasmus era minacciata già prima del voto a favore dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa". Dopo che l'Unione europea (Ue), nel dicembre scorso, ha chiest...

BERNA - La partecipazione svizzera al programma Erasmus era minacciata già prima del voto a favore dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa". Dopo che l'Unione europea (Ue), nel dicembre scorso, ha chiesto alla Svizzera di raddoppiare il suo contributo - da 185 a 376 milioni di franchi - per l'adesione al programma negli anni 2014-2020, il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha sottoposto al governo l'ipotesi di interrompere le trattative con Bruxelles.

L'informazione, pubblicata oggi dalla Basler Zeitung (BaZ), è stata confermata all'ats da Ruedi Christen, capo della comunicazione al Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Pure confermato l'ordine di grandezza delle somme chieste dall'Ue.

 

Martin Fischer, responsabile della comunicazione alla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) del DEFR, che dispone delle informazioni dettagliate, non ha potuto verificarne l'esattezza. "A causa di numerose domande dei media, non siamo purtroppo in grado di convalidare ancora oggi queste cifre", ha scritto all'ats questa sera.

 

Schneider-Ammann ieri alla radio della Svizzera tedesca SRF ha già fornito parte dell'informazione, indicando che l'Ue voleva più soldi, ma non ha formulato cifre precise. Ha inoltre sottolineato che l'esclusione della Confederazione da Erasmus, decisa dall'Ue dopo il voto del 9 febbraio sull'immigrazione, non è legata alla richiesta di fondi supplementari alla Svizzera.

 

La BaZ afferma di disporre di un documento segreto, datato 28 gennaio 2014, che il capo del DEFR ha sottoposto al Consiglio federale nella seduta del giorno seguente. Il testo indica che Bruxelles chiedeva a Berna 376 milioni di franchi quale "Contributo obbligatorio per la partecipazione a 'Erasmus per tutti'", una delle voci del credito complessivo Erasmus. Per il "Contributo obbligatorio", il parlamento alla fine di settembre aveva però concesso meno della metà, ossia 185,2 milioni. Il credito complessivo per il programma Erasmus, licenziato dalle Camere, ammonta a 305,5 milioni.

 

Secondo il consigliere nazionale e vicepresidente dell'UDC svizzera Christoph Blocher (ZH), l'Ue ha del resto chiesto il doppio per l'insieme di Erasmus: "Bruxelles ha preteso una partecipazione di 600 milioni di franchi, invece dei 300 avallati dal parlamento", ha detto in un'intervista pubblicata oggi da Le Temps. "È questo che blocca (i negoziati). Nulla a che vedere con la votazione (del 9 febbraio)".

 

Stando al quotidiano renano, il documento sottoposto al governo propone due varianti: la prima, privilegiata da Schneider-Ammann, consisteva nell'accettare la rivendicazione dell'Ue e quindi nel chiedere al parlamento ulteriori crediti, ma unicamente per il periodo 2014-2016. Così la BaZ cita tra l'altro il documento: "Dal punto di vista tattico, con la variante A, il Consiglio federale guadagna alcuni anni di tempo".

 

Christen ha confermato all'ats che il parlamento avrebbe poi dovuto esprimersi, verosimilmente nel corso del 2016, su nuovi crediti per il periodo 2017-2020. Rifiutando i fondi, il legislativo avrebbe anche potuto decidere di uscire da Erasmus.

 

La variante B consisteva nell'interruzione dei negoziati sul nuovo programma Erasmus con l'Ue. In questo caso il documento propone anche come rimediare alla mancanza di fondi per la mobilità studentesca: i soldi versati nel programma europeo sarebbero stati destinati a misure di accompagnamento per gli studenti, sia quelli svizzeri all'estero che quelli stranieri nella Confederazione.

 

Nella seduta del 29 gennaio, il governo ha poi bocciato entrambe le varianti e chiesto al DEFR di rivedere il dossier.

 

Nel messaggio concernente il finanziamento della partecipazione svizzera al programma 2014–2020, del 27 febbraio 2013, il governo si era basato sul modello Ue di finanziamento di Erasmus valido fino al 2013, ha spiegato Christen. Per Erasmus+ Bruxelles in dicembre ha però improvvisamente cambiato le regole del gioco del finanziamento, ma Berna era già vincolata dal voto in parlamento di settembre, ha spiegato Christen.

 

La BaZ fornisce anche informazioni sull'impiego dei fondi Erasmus. Per gli anni 2011-2013 Berna ha versato 77,5 milioni di franchi nella cassa europea. Da Bruxelles sono poi "tornati" in Svizzera 86 milioni di euro, ma solo 17 milioni hanno effettivamente finanziato progetti di mobilità di singoli studenti, svizzeri e stranieri. Con i soldi del programma Erasmus vengono infatti finanziate attività di numerose organizzazioni, fondazioni e imprese. Secondo la Baz, 32'000 euro sono ad esempio andati alla Federazione dei vegetariani per rafforzare il suo management. In un altro progetto, con 16'000 euro sono stati finanziati corsi di yoga per "introdurre saggezza orientale nella formazione occidentale".

 

Il messaggio per il programma 2011-2013, adottato dalle Camere federali nel 2010, prevedeva in tutto un credito di 110,7 milioni. Oltre ai 77,5 milioni versati a Bruxelles, 17,9 milioni sono andati all'agenzia nazionale Erasmus, che distribuisce i fondi provenienti dall'Ue, e 15,3 milioni a misure collaterali in Svizzera.

 

Ats

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