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SVIZZERA
11.09.2021 - 12:310
Aggiornamento : 13:48

Il Centro dice sì al matrimonio per tutti: «Si adatti il diritto alla realtà»

Favorevole una larga maggioranza. Respinta invece dall'assemblea del partito l'iniziativa “99%”

ZUGO - Sì al matrimonio per tutti, no all'iniziativa di 99%: sono le indicazioni di voto scaturite dall'assemblea dei delegati dell'Alleanza del centro - che, lo ricordiamo, nasce dall'unione del PPD svizzero al PBD - riunita oggi a Zugo. Il primo oggetto è stato sostenuto da una larga maggioranza dei 230 presenti, mentre il secondo ha raccolto un'opposizione quasi unanime.

Riguardo alla modica del Codice civile volta ad aprire il matrimonio alle coppie omosessuali i delegati hanno seguito l'argomentazione di della consigliera nazionale friburghese Marie-France Roth Pasquier, stando alla quale si tratta solo di adattare il diritto alla realtà. A suo avviso il matrimonio favorisce la stabilità della famiglia, con benefici effetti a cascata anche per i figli.

L'iniziativa “Sgravare i salari, tassare equamente il capitale“ va invece respinta - ha sostenuto Sarah Bünter, che lascerà la presidenza della sezione giovanile - perché, fra le altre cose, rende più difficile le successioni aziendali delle piccole e medie imprese, indebolendo la piazza economica elvetica.

Dopo che i vertici del partito si erano espressi per il no alla proposta di modifica costituzionale avanzata dall'Associazione svizzera infermieri (ASI) in assemblea non sono mancati gli appelli a sostenere l'oggetto, a partire da quello della consigliera nazionale lucernese Ida Glanzmann-Hunkeler. Nella votazioni il no ha comunque prevalso, ma di pochi voti, ragione per la quale i delegati hanno deciso di lasciare libertà sul tema.

A larga maggioranza è stata invece accolta la legge Covid: un delegato ha chiesto che anche su questo oggetto il partito evitasse di esprimersi in modo netto, visto che sulla questione della vaccinazione ciascuno dovrebbe poter decidere individualmente. La sua idea è stata però chiaramente bocciata. È passata la posizione che il certificato Covid - al centro delle discussioni - sia uno strumento per far fronte allo sviluppo della pandemia, come detto da Lukas Engelberger, consigliere di stato di Basilea Città e presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS).

Nessuna chance ha infine avuto la proposta di scegliere i giudici a sorte: il capogruppo alle Camere federali Matthias Bregy ha ammesso che il sistema attuale non è perfetto, ma a suo avviso è ancora il migliore per garantire che tutte le forze politiche siano rappresentate in un collegio giudicante.

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