Cerca e trova immobili
ZURIGO

Attiravano uomini gay con falsi incontri. Poi li picchiavano e li derubavano

Rapine violente a uomini omosessuali: a Zurigo, carcere ed espulsione per due giovani, uno svizzero e uno brasiliano.
20 Minuten Agency
Attiravano uomini gay con falsi incontri. Poi li picchiavano e li derubavano
Rapine violente a uomini omosessuali: a Zurigo, carcere ed espulsione per due giovani, uno svizzero e uno brasiliano.

BÜLACH - Due uomini, uno svizzero di 30 anni e un brasiliano di 23, sono stati condannati dal Tribunale distrettuale di Bülach (Zurigo) per una serie di rapine violente ai danni di uomini omosessuali, adescati tramite piattaforme di incontri. Le pene sono di 6 anni di reclusione per lo svizzero e 6 anni e mezzo per il brasiliano, che dovrà inoltre lasciare la Svizzera per un periodo di otto anni.

«Avete agito in modo perfido e brutale, usando in parte una violenza considerevole contro le vostre vittime», ha dichiarato la giudice presidente durante la lettura della sentenza. I due sono stati riconosciuti colpevoli di rapina aggravata in concorso, reato che può comportare fino a 20 anni di carcere.

I fatti risalgono all’autunno del 2023. I due contattavano uomini omosessuali più anziani tramite app di incontri, fissando appuntamenti a sfondo sessuale in luoghi isolati, come aree boschive. Sul posto, però, le vittime venivano aggredite: uno dei due fungeva da esca, mentre l’altro, nascosto e mascherato, interveniva armato di una pistola softair simile a un’arma vera.

Le aggressioni erano finalizzate alla rapina. Le vittime venivano minacciate e picchiate. Nell’episodio più grave, un uomo è stato lasciato nel bosco con costole fratturate, ferite al volto e una commozione cerebrale. In poche settimane sono stati colpiti quattro uomini, per un bottino complessivo di poche centinaia di franchi. L’ultimo appuntamento si è concluso con l’arresto: al posto della vittima c’era la polizia, che li stava già monitorando.

Durante il processo, tenutosi a inizio febbraio, entrambi gli imputati si sono espressi poco. Lo svizzero ha dichiarato di essere dispiaciuto per quanto accaduto, affermazione ribadita anche dal brasiliano, che non ha aggiunto altro.

I difensori hanno sostenuto che non vi fosse alcun movente omofobo e che le vittime fossero state scelte perché ritenute più vulnerabili. «Sarebbe stato difficile trovare una donna disposta a un incontro del genere», aveva spiegato lo svizzero in fase di interrogatorio.

Entrambi hanno raccontato un passato segnato da difficoltà: consumo di droga, permanenze in istituti, instabilità e debiti. Lo svizzero aveva già precedenti penali, mentre il brasiliano, pur incensurato, aveva avuto problemi con la legge da giovane.

Il pubblico ministero aveva chiesto pene più severe: 10 anni e mezzo di carcere e 12 anni di espulsione per il brasiliano, 11 anni e mezzo per lo svizzero. Secondo l’accusa, i due agivano con una chiara divisione dei ruoli: lo svizzero come «esca sessuale» e il brasiliano come «braccio violento». Le loro azioni avrebbero provocato danni sia fisici sia psicologici alle vittime.

Le richieste sono state giudicate eccessive dalla difesa, che ha parlato di pene sproporzionate rispetto ai fatti e ha chiesto condanne inferiori ai due anni. I legali hanno inoltre contestato la ricostruzione dei ruoli, sostenendo che i rispettivi assistiti fossero semplici gregari.

Il tribunale ha invece stabilito una chiara divisione delle responsabilità, attribuendo al brasiliano l’uso della violenza più grave. Determinante, tra gli elementi, una conversazione telefonica intercettata, dalla quale emergeva che fosse lui a considerare la violenza un mezzo efficace, mentre lo svizzero invitava alla moderazione.

Secondo la corte, i due avrebbero probabilmente continuato a delinquere se non fossero stati fermati. Da qui le pene elevate. Per il brasiliano è stata inoltre disposta l’espulsione automatica dalla Svizzera e dallo spazio Schengen per otto anni, in quanto autore di un reato che la prevede per legge.

La giudice ha escluso, seppur di poco, la sussistenza di un caso di rigore: nonostante sia nato e cresciuto in Svizzera e abbia la famiglia nel Paese, «prevale l’interesse pubblico all’espulsione». I reati commessi sono stati definiti gravi e resta incerto se la detenzione sarà sufficiente a prevenire ulteriori episodi.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE