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ZURIGO

Ameti, il suo legale chiede l'assoluzione: «Si voleva liberare dal dolore»

Per la difesa «non ci sono prove che abbia messo in pericolo la tranquillità pubblica. È invece evidente che il procedimento penale viene strumentalizzato per altri scopi».
20Minuten
Fonte ats
Ameti, il suo legale chiede l'assoluzione: «Si voleva liberare dal dolore»
Per la difesa «non ci sono prove che abbia messo in pericolo la tranquillità pubblica. È invece evidente che il procedimento penale viene strumentalizzato per altri scopi».

ZURIGO - L'avvocato difensore della consigliera comunale zurighese Sanija Ameti (senza partito, già PVL), a processo oggi al Tribunale distrettuale di Zurigo per aver sparato a un'immagine sacra e messo in scena pubblicamente la raffigurazione sforellata, ha chiesto l'assoluzione della sua cliente. I proiettili tirati sulla Madonna col Bambino non vanno considerati un attacco alle convinzioni altrui, bensì una conseguenza del trauma della guerra in Bosnia che porta in sé, ha spiegato.

«Voleva liberarsi dal dolore» - Gli spari contro l'immagine di Maria e Gesù avevano lo scopo di permettere all'imputata di «liberarsi dall'impasse del dolore». Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la blasfemia, ha affermato il legale. La sua cliente «è entrata in uno stato in cui agiva solo meccanicamente».

Durante la guerra in Bosnia, il fratello maggiore di Ameti è stato ucciso davanti ai suoi occhi. Per trent'anni non ne ha parlato con nessuno, ha detto l'avvocato. Dopo il post sulla rete sociale Instagram, ne ha discusso per la prima volta con sua madre.

«Strumentalizzazione del procedimento penale» - «Non ci sono prove che abbia messo in pericolo la tranquillità pubblica», ha sottolineato il difensore. È invece evidente che il procedimento penale viene strumentalizzato per altri scopi. «Basta guardare l'elenco dei denuncianti»: questi ultimi, come ad esempio i Giovani UDC o il movimento Mass-Voll, si occupano del tema della remigrazione, un termine utilizzato per indicare l'espulsione, il ritorno forzato o la deportazione di persone immigrate o immigrati di seconda generazione o più in generale persone d'origini straniere, nel loro paese definito come nativo.

In precedenza il ministero pubblico ha difeso l'accusa di perturbamento della libertà di credenza e di culto.

Il dibattimento davanti alla corte distrettuale è concluso. Il tribunale pronuncerà la sentenza alle 15.00.

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