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SVIZZERA
10.04.2021 - 08:010
Aggiornamento : 11:23

«Il centro asilanti ci tratta come degli animali»

Sono tre i tentati suicidi registrati negli ultimi otto mesi nella struttura sangallese Sonneblick

L’Ufficio della migrazione del Cantone imputa il tutto a dei presunti problemi psichici dei rifugiati. Di tutt’altra opinione gli ospiti del centro: la pandemia avrebbe peggiorato la situazione.

Fonte 20 Minuten / Jacqueline Straub e Helena Müller
elaborata da Simona Roberti-Maggiore

WALZENHAUSEN / SAN GALLO - Tre tentati suicidi in soli otto mesi. È quanto accaduto al centro asilanti Sonneblick di Walzenhausen, situato ad Appenzello Esterno, ma gestito dal Canton San Gallo.

I fatti - Il primo episodio è avvenuto ad agosto 2020, quando una giovane donna neomamma ha tentato di togliersi la vita. Si tratterebbe di una persona con una situazione personale difficile, ha dichiarato Urs Weber dell’Ufficio della migrazione del Canton San Gallo. Il secondo caso risale invece a circa un mese fa, una madre di tre bambini. A chiudere il cerchio, un giovane iraniano, che ha tentato di uccidersi con un’overdose di medicamenti verso la fine di marzo. L’uomo è stato ricoverato in cure intense e si trova tuttora in ospedale. Tutte e tre le persone coinvolte sono fortunatamente sopravvissute. 

Isolati dalla popolazione - La diffusione del fenomeno non sarebbe casuale, spiega il 28enne curdo Delil, fino a poco tempo fa ospite del Sonneblick: «Venivamo trattati come degli animali». Siamo stati isolati dal resto della popolazione, il che non ci permetteva di costruire una nostra vita sociale in Svizzera. «Ci veniva detto che c’è l’obbligo della mascherina, e che chi non vi si sarebbe attenuto sarebbe stato spostato in stalla. Non siamo però degli animali». 

Il Covid non ha aiutato - Il regime di tutela al quale devono sottostare, le lungaggini del processo di richiesta d’asilo, la mancanza di politiche di integrazione efficaci e la dipendenza economica hanno portato i residenti alla disperazione. E questo sfocia in una proliferazione di impulsi suicidi, afferma Delil. «Anche prima del virus le condizioni erano precarie, ma le misure contenitive imposte hanno peggiorato considerevolmente la situazione». 

Molto simile lo stato d’animo di un altro residente del Sonneblick, il 27enne B.: «Non ce la faccio più». La lunga procedura per il diritto di asilo lo getta nello sconforto, e lo stesso vale per il divieto di uscire e di ricevere visite: «Ci è ancora permesso uscire dal centro, è vero, però al rientro ci è imposto un isolamento individuale di 10 giorni». 

«I rifugiati hanno spesso problemi psichici» - Urs Weber dell’Ufficio della migrazione non ritiene che i tentati suicidi abbiano qualcosa a che vedere con il sistema del centro d’asilo in sé: «I rifugiati sono molto spesso traumatizzati, o soffrono di problemi psichici. L’assistenza sanitaria nel centro è garantita in ogni momento», così Weber. Per proteggere i residenti nelle strutture d’asilo si sarebbe dovuto per forza ricorrere a un divieto di visita perché «mettere in isolamento 50-60 persone sarebbe un grande problema», aggiunge. 

Un sistema da rifare - L’organizzazione migranti ROTA giudica insufficiente il sistema odierno, in quanto l’attuale politica di integrazione porterebbe all’isolamento dei rifugiati. Da questo deriverebbe la diffusione di tendenze suicidarie. «La politica migratoria va ripensata», conclude ROTA.

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