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SVIZZERA

Trovato il modo per migliorare le prestazioni dei giocatori di hockey

Lo studio arriva dall'Università di Friburgo che svela il segreto dei campioni dell’hockey sotto porta
Tipress
Fonte ATS
Trovato il modo per migliorare le prestazioni dei giocatori di hockey
Lo studio arriva dall'Università di Friburgo che svela il segreto dei campioni dell’hockey sotto porta

FRIBURGO - Un allenamento con la realtà virtuale ha permesso a dei giocatori di hockey su ghiaccio professionisti di migliorare significativamente le loro capacità percettive davanti alla rete avversaria in soli quindici minuti. Questo approccio, sviluppato dall'Università di Friburgo, consente di identificare più rapidamente l'area della porta meno coperta dal portiere.

"Negli sport di squadra, percezione e cognizione sono essenziali", spiega, citato in una nota odierna dell'ateneo, Jean-Luc Bloechle, primo autore dello studio. Tuttavia, questi fattori sono stati finora poco approfonditi a causa della difficoltà nell'osservarli.

Lo sviluppo della realtà virtuale e aumentata sta però cambiando le cose. Sotto la supervisione di David Aebischer, ex portiere della NHL e della Nazionale svizzera passato anche per Lugano, a sua volta coautore dello studio, gli scienziati hanno creato l'avatar di un portiere e hanno poi invitato 34 professionisti a sfidarlo.

Dotati di un visore per la realtà virtuale, hanno cercato di identificare le zone meno protette della porta da diverse posizioni. Facile a dirsi meno a farsi, dato che tale spazio libero andava trovato non dal punto di vista del giocatore, bensì da quello del disco.

"Abbiamo osservato che maggiore è la differenza tra l'angolo di visione degli occhi e quello del disco, più scarse sono le prestazioni percettive dei giocatori", dichiara Jean-Pierre Bresciani, direttore del Laboratorio di controllo e percezione dell'Università di Friburgo.

Grazie a un protocollo di allenamento, i giocatori hanno potuto "vedere con gli occhi del disco". I risultati della ricerca, pubblicata sulla rivista "Sports Medicine - Open", sono stati sorprendenti: il simulatore ha permesso, in una sola sessione, di migliorare le performance dei partecipanti del 15%.

Per gli scienziati friburghesi, colmare il divario tra occhi e disco in questo modo sarebbe stato difficilmente ipotizzabile con i metodi di allenamento tradizionali. Lo studio dimostra inoltre come tale approccio funzioni anche per "atleti professionisti già allenati", mette in evidenza Bloechle.

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