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ZURIGO
24.01.2022 - 11:290

Il certificato Covid diventerà un documento di sorveglianza?

Alain Berset attende con ansia la fine del suo utilizzo, che potrebbe arrivare per marzo.

Ma c'è chi teme che lo strumento sarà riciclato in altri ambiti.

Fonte 20 Minuten/Bettina Zanni
elaborata da Davide Milo
Giornalista

ZURIGO - Senza la regola del 2G, il certificato dovrebbe diventare superfluo. Questo momento è atteso al più tardi per la fine di marzo, quando le misure contro il Covid dovrebbero essere revocate.

La vita del certificato, in buona sostanza, sembra volgere al termine, come sottolineato dal ministro della Salute Alain Berset. Non tutti ne sono convinti. Tra questi, l'attivista ed esperto di protezione dei dati, Hernâni Marques, dell'ex comitato "Vaccinati contro il certificato Covid".

Dalla politica sul clima ai visitatori indesiderati - «Sarebbe la prima volta che un Governo getta nella spazzatura un nuovo strumento digitale, dopo che ha raggiunto il suo scopo», afferma Marques. Secondo l'attivista, il certificato giocherà un nuovo ruolo, ad esempio, nella politica sul clima e sulla sicurezza.

Secondo Marques, è ipotizzabile che sarà utilizzato nella lotta alle emissioni di Co2. «Ad esempio, se gli utenti hanno esaurito il credito di volo, potrebbero essere identificati non consentendo loro di prendere un aereo». O ancora, il documento potrebbe essere utilizzato nei club e negli stadi. «Potrebbe aiutare a riconoscere le persone moleste o violente che non saranno così più ammesse».

«La raccolta di dati digitali sta diventando sempre più capillare - prosegue l'attivista -. Nel peggiore dei casi, ci imbatteremo in un sistema di sorveglianza simile a ciò che già esiste in Cina».

«Protezione dati molto rigida» - Secondo Felix Uhlmann, professore di diritto costituzionale e amministrativo all'Università di Zurigo, il certificato potrebbe continuare ad essere valido per i viaggi all'estero. Uhlmann sospetta che le aziende private possano averci preso gusto. «Hanno scoperto che il certificato è utile in alcune aree e prenderanno in considerazione nuove campi d'applicazione». È ipotizzabile, ad esempio, che possa essere utilizzato per i controlli di identità nei club o nei movimenti politici.

Secondo Uhlmann, tuttavia, non vi è alcun rischio di finire in una sorta di sorveglianza dei cittadini. «Anche con l'app Covid, la protezione dei dati è molto rigida». Pertanto, tali ipotetici certificati verrebbero introdotti «solo se non violassero la privacy».

«Annullare subito» - Non tutti, chiaramente, sono favorevoli al suo utilizzo. Tra questi il consigliere nazionale Udc, Roland Rino Büchelv: «La storia infinita del certificato deve finire», è la sua richiesta.

Se cadesse la regola del 2G, le autorità dovrebbero «disattivarlo immediatamente - prosegue -. Né le istituzioni pubbliche né quelle private dovrebbero avere l'opportunità di monitorare i cittadini».

Dello stesso parere è il consigliere nazionale dei Verdi, Kurt Egger: «Il certificato è stato creato per la pandemia e nient'altro. Utilizzarlo per altri scopi sarebbe troppo dispendioso in termini di tempo e inapplicabile in termini di protezione dei dati».

L'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) non si sbilancia: «Non possiamo fare previsioni a lungo termine, anche se l'obiettivo è quello di disattivarlo per fine marzo».

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