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BERNA
26.11.2021 - 08:030

Parmelin chiede ai Cantoni, i Cantoni chiedono a Parmelin

Ecco perché il Governo federale non sta prendendo provvedimenti per tutti: «La situazione cambia da regione a regione».

La preoccupazione degli esperti: «Non ha senso far mettere la mascherina in un cinema e in quello del cantone vicino no»

BERNA - I governi cantonali hanno ricevuto posta dal Consiglio federale. Non dal ministro della Sanità Alain Berset, ma dal presidente della Confederazione Guy Parmelin.

La lettera consiste in quattro pagine. Parmelin esordisce descrivendo la situazione attuale come «critica» e mettendo in guardia da possibili rapide escalation di ricoveri.

«Possiamo vedere nei Paesi vicini che la situazione può cambiare rapidamente e, in particolare, rimettere sotto pressione gli ospedali», scrive il Presidente della Confederazione. «I Cantoni devono essere preparati ad affrontare un altro compito difficile». Quindi l'appello a coinvolgere anche anestesisti freelance, ospedali privati e altri organi del sistema sanitario nel trattamento dei pazienti affetti da Coronavirus.

«La situazione varia da Cantone a Cantone» - Nella lettera, Parmelin chiarisce anche il perché non sono stati decisi provvedimenti in tutta la Svizzera, almeno per il momento, e perché i Cantoni sono ora obbligati a fare tutto il possibile per arginare l'ondata di contagio. «La situazione delle persone vaccinate e non vaccinate, e il tasso di infezione, non sono uguali in tutti i Cantoni. Vi sono differenze notevoli, anzi, motivo per cui i Cantoni devono agire individualmente prima che la Confederazione decida nuovamente misure a livello nazionale». «Il Consiglio federale prevede che la volontà di aderire a misure drastiche generali sarà probabilmente scarsa nelle regioni con una bassa incidenza di positivi», continua.

«Rabbia e dispiacere» - Nella lettera, Guy Parmelin prevede anche attriti tra i cantoni: «Potrebbe causare dispiacere e rabbia se persone dei cantoni della Svizzera centrale - che hanno un tasso di vaccinazione più basso - riempissero gli ospedali dei cantoni che hanno un tasso di vaccinazione più alto o sono più ligi nelle misure. Inoltre, in alcuni cantoni il numero di casi è così alto che si dovrebbe reagire immediatamente. I contatti dovrebbero essere ridotti di nuovo e in fretta e dovrebbero essere evitati anche grandi eventi».

Le misure "ideali" - Misure sensate potrebbero essere rendere obbligatoria la maschera in tutti gli spazi interni o rinunciare ad acquisti che non sono di prima necessità. Questo potrebbe avere ripercussioni anche sul business natalizio.

«Il Consiglio federale faccia la sua parte» - «Tra i compiti dei Cantoni rientrano anche la gestione della campagna vaccinale, il monitoraggio dei concetti di protezione e la garanzia di una certa capacità nelle unità di terapia intensiva», ha aggiunto oggi la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (CDS). I Cantoni sono pronti ad assumersi seriamente le proprie responsabilità, ma si aspettano anche che il Consiglio federale faccia la sua parte. «Sarebbe auspicabile un'estensione a livello nazionale del requisito della mascherina al chiuso, limitazioni delle capacità dei luoghi chiusi o requisiti più severi per i concetti di protezione».

Il direttore della Sanità del Canton Lucerna, Guido Graf, ha commentato così le parole di Guy Parmelin: «A volte ho la sensazione che il Consiglio federale si trovi di fronte a un virus cantonale». Secondo Graf avrebbe poco senso se la mascherina fosse obbligatoria per andare al cinema in un cantone, ma non in quello vicino. Quindi chiede misure uniformi se la situazione negli ospedali dovesse peggiorare. Anche lui è a sostegno della mascherina negli spazi chiusi, a limitazioni nella capacità dei locali e a requisiti di protezione più severi. Quindi, in poche parole, le stesse misure che la Confederazione vorrebbe che i Cantoni adottassero.

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