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ZURIGO«Non sono "Carlos", la gente dovrebbe capirlo»

07.09.21 - 22:00
Brian è in isolamento da più di tre anni. Ora ha iniziato a pensare al suo futuro e chiede di essere riabilitato.
screenshot SRF
«Non sono "Carlos", la gente dovrebbe capirlo»
Brian è in isolamento da più di tre anni. Ora ha iniziato a pensare al suo futuro e chiede di essere riabilitato.
Il 25enne vuole dare una ripulita alla sua immagine pubblica. Per questo ha acconsentito a rispondere ad alcune domande.

ZURIGO - Tutti lo conoscono come Carlos, ma già da un po' di tempo ha espresso la volontà di essere chiamato con il suo vero nome, Brian. In seguito alla serie di aggressioni commesse in prigione, "Carlos-Brian" è rinchiuso in condizioni molto rigide nel penitenziario Pöschwies di Regensdorf (ZH) e non in una struttura di detenzione preventiva. È tenuto in isolamento nella sezione di massima sicurezza e gli è concessa solo "un'ora d'aria" al giorno. 

Il giovane, ora, ha deciso di dare una ripulita alla sua reputazione e di togliersi di dosso l'immagine del giovane violento e irrecuperabile. Sulla scorta di queste intenzioni è nato il suo canale Instagram, sul quale ha anche già pubblicato delle lettere in cui si racconta. Ad oggi Brian conta oltre 4.500 follower.

A 20 Minuten, il 25enne ha concesso una breve intervista. Le risposte sono state inviate dal collettivo #BigDreams, composto da giovani artisti, attivisti, e studiosi, che si sta battendo per i diritti del giovane detenuto.

Hai accesso diretto all'account social?
«Solo indirettamente, è molto complicato. Faccio tutto con carta e penna. Gli appartenenti a #BigDreams mi mandano l'occorrente, quindi io procedo. Tuttavia, quello che scrivo viene prima controllato e letto dalle autorità. Insomma, scrivo i post per Instagram, rispondo ai messaggi diretti e invio tutto al collettivo. Lo stesso canale è un'idea condivisa».

Cosa vuoi ottenere con questo profilo Instagram?
«Sto solo cercando di mostrare chi sono realmente. Non sono "Carlos", la gente dovrebbe capirlo. Posso solo dire: ecco Brian, una persona, ti mostrerò i miei lati positivi e negativi. Invece di credere a tutto quello che riportano i media, ora la gente può farsi un'idea più personale su di me. Abbiamo diverse idee che vogliamo sviluppare. Presto ci saranno delle novità».

Pensi che la gente possa capirti meglio in questo modo?
«Non so se riuscirà a capirmi meglio. È sempre difficile mettersi nei panni degli altri. Posso solo chiarire il mio punto di vista. Nella nostra società l'empatia è cosa rara. La gente, ad esempio, prende in giro il mio modo di esprimermi. Questo non mi tocca, ma mostra la difficoltà a capire cosa voglia dire vedersi negato il diritto all'istruzione».

Hai amici di penna?
«Sì, ricevo lettere a cui rispondo sempre volentieri. Ma ci sono anche molte lettere che non mi sono mai arrivate. Le autorità controllano tutta la mia posta e, a volte, qualcosa va perduto».

Come ti descriveresti?
«Trovo difficile descrivere il mio carattere. Ci sono giorni buoni e giorni cattivi. Così sono anch'io. A volte buono, a volte cattivo, proprio come tutti».

Che cosa provi in isolamento?
«L'isolamento è una tortura. Ci sono solo due opzioni: ti lasci andare o impazzisci. Non c'è nient'altro che si possa fare. Ed è così per qualsiasi prigione: peggiora solo le persone. Poi ci si chiede perché chi esce dal carcere commetti altri crimini. Producono criminali e poi dicono: guarda, questi delinquenti recidivi, il carcere è il loro posto».

Ti consideri una vittima della giustizia?
«Sì, certo, ma non solo l'unico. Giustizia e politica mi hanno tradito dal 2013 quando, nonostante non avessi fatto nulla da 13 mesi, mi hanno rinchiuso di nuovo per 180 giorni senza motivo e ho dovuto ricorrere per far valere i mei diritti. Da quando è iniziata questa storia di "Carlos", hanno smesso di trattarmi come una persona. Hanno iniziato a credere a falsità dimenticando che "Carlos" è un'invenzione dei media e della politica. Ma non sono "Carlos" e non lo sono mai stato. Sono Brian».

Che cosa desideri?
Vorrei che lo Stato e il popolo fermassero questa ipocrisia. Parlano di riabilitazione e terapia, ma allo stesso tempo distruggono le persone. Nessuno qui è interessato alla mia riabilitazione, vogliono solo distruggermi. Voglio fare sport in futuro, boxe, e un giorno diventare il miglior pugile del mondo».

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