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SVIZZERA«Gli chiedo di mettere la mascherina. E loro mi augurano la morte»

28.07.21 - 06:00
Con l’avanzare della campagna di vaccinazione, i toni dei clienti verso il personale di vendita si sono inaspriti.
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SVIZZERA
28.07.21 - 06:00
«Gli chiedo di mettere la mascherina. E loro mi augurano la morte»
Con l’avanzare della campagna di vaccinazione, i toni dei clienti verso il personale di vendita si sono inaspriti.
E la principale causa di lite si conferma essere la mascherina.

BERNA - Uno schiaffo dritto in faccia. È quel che ha ricevuto una commessa di un negozio di paese dell’Emmental in tutta risposta alla sua richiesta, fatta ad un cliente, di indossare una mascherina facciale. L’episodio risale a una settimana fa e si è svolto in una filiale del negozio di alimentari Volg di Zäziwil, nel canton Berna. Ma, come riportano vari lettori, non si tratta di un caso isolato: da inizio pandemia, i rapporti tra chi lavora nel commercio al dettaglio e la clientela si stanno facendo sempre più tesi. Con l'inizio della campagna di vaccinazione, il problema sarebbe poi ulteriormente peggiorato, afferma la 42enne Petra G. *, commessa in una panetteria del canton Lucerna. 

Arrivati al limite di sopportazione - Da allora, riferisce Petra, sempre più clienti si sono riversati in negozio senza mascherina. E in molti casi sollecitare il cliente a più riprese si rivelerebbe inutile: «Alcuni poi tossiscono di più». Il personale di vendita non ha più il coraggio di segnalare ai clienti l'obbligo della mascherina, afferma Petra: «Sono una commessa, non una poliziotta». Altri si giustificano affermando di avere un certificato medico che permette loro di non portarla, ma senza poi presentarlo. «Abbiamo discussioni infinite, quando in realtà saremmo lì solo per vendere». E per questo, spiega, vuole cambiare settore al più presto. 

«Spero che il virus ti uccida» - «Ci è capitato di dover chiamare la polizia», dice Lorena D.* (41), che lavora in un supermercato a Fällanden, canton Zurigo. «Dall’inizio della crisi sanitaria discutiamo quotidianamente con i clienti. E veniamo insultati e minacciati nel peggiore dei modi». In un’occasione, ad esempio, un anziano signore ha ignorato più volte la sua richiesta di indossare una mascherina. «Poi mi ha tossito addosso e ha urlato che sperava di essere infettato, di contagiarmi e che il virus mi uccidesse». 

Personale nel mirino - Marco Geu, segretario centrale del sindacato Syna, conferma che i modi utilizzati dai clienti sono peggiorati dall’inizio della pandemia. «Gli scettici delle misure di contenimento hanno sfogato la loro rabbia per le restrizioni sul personale, mettendo attivamente in pericolo la loro salute».

Più sicurezza - Non è però compito del personale fare da polizia, afferma Geu. «I dipendenti non sono addestrati per questo, né ne hanno il tempo». Piuttosto, oltre alle misure di protezione già esistenti, sarebbe necessario avere del personale di sicurezza esterno nel negozio. «Potrebbe essere messo a disposizione dalla Confederazione o dai Cantoni per far rispettare le norme in vigore». Ci sarebbe tuttavia «particolare bisogno di datori di lavoro per i quali i dipendenti e la loro salute sono più importanti del profitto».

Il ruolo del capo - Il datore è fondamentalmente responsabile della protezione del dipendente, afferma Serge Gnos del sindacato Unia. «Questo comprende la salvaguardia della salute, ma anche la protezione contro aggressioni o violenza». Un capo deve quindi assicurarsi che il personale non venga offeso, insultato, o aggredito fisicamente. «Se questo accade, deve agire e prendere le misure necessarie per garantire la protezione dei suoi dipendenti", afferma Gnos. 

Andare troppo oltre - Christa Markwalder, consigliera nazionale e presidente della Federazione svizzera del commercio al dettaglio, definisce «completamente fuori luogo» che i clienti sfoghino la loro frustrazione sul personale. «Gli impiegati di vendita hanno svolto un lavoro eccellente durante la pandemia e sono stati estremamente importanti nel garantire la fornitura di generi alimentari». Tuttavia, introdurre ulteriori addetti alla sicurezza in ogni negozio sarebbe sproporzionato: «Nel piccolo fruttivendolo del quartiere non sono necessarie le stesse misure che in un centro commerciale affollato». Inoltre, le persone indisciplinate sono solo una piccolissima parte della popolazione, sottolinea. «Partiamo dal presupposto che i clienti si comportino responsabilmente e aderiscano alle regole da applicare».

*(nome completo noto alla redazione)

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