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SVIZZERA
13.08.2020 - 07:590
Aggiornamento : 12:54

«È giunta l'ora di metterla»

La mascherina è l'ultima speranza degli infettivologi. L'appello alle autorità

Cade la "soglia dei mille", e i contagi galoppano: gli esperti di Covid sono più preoccupati che mai. «La Svizzera è a un punto critico».

Fonte 20 Minuten/Claudius Seemann,Daniel Waldmeier
elaborata da Davide Illarietti
Giornalista

BERNA - È l'ora della mascherina. Dopo il nuovo record di contagi segnato ieri in Svizzera (274, mai così tanti dal 19 aprile), e la decisione del governo di far saltare la "soglia dei mille", ora i medici scommettono tutto sui dispositivi di protezione individuale.

Secondo l'infettivologo Philippe Eggimann, presidente dell'Associazione medica della Svizzera occidentale, la Svizzera è a un punto critico: «La ricerca dei contatti raggiungerà presto i suoi limiti». Con il ritorno delle vacanze e la riapertura delle scuole, il virus potrebbe nuovamente diffondersi più velocemente. «Tutti i cantoni dovrebbero ora rendere obbligatorio il mascheramento nei negozi e nelle scuole».

L'Ufficio federale della salute pubblica è d'accordo: ha invitato i cantoni a estendere l'obbligo delle mascherine. «Solo un ordine dall'alto farà sì che le persone non vengano guardate di traverso, quando indossano una maschera». 

L'infettivologo ticinese Andreas Cerny è preoccupato in particolar modo dalla riapertura delle scuole. «Nelle colonie estive stiamo avendo diversi esempi di come il virus possa diffondersi velocemente tra i giovani» ricorda. Ma anche nei supermercati e nei ristoranti, servirebbe un po' più di prudenza. «Negli spazi pubblici, interni o esterni, la mascherina dovrebbe essere obbligatoria se non è possibile mantenere le distanze» raccomanda. «Sarebbe una misura molto semplice ed efficace».

Anche Lukas Engelberger, presidente della Conferenza dei direttori sanitari, invoca nuove misure. «Dobbiamo trarre una lezione dalla prima ondata. Abbiamo acquisito un'esperienza importante e possiamo calibrare meglio il nostro intervento sulle circostanze. Ad esempio nelle case di cura, nelle scuole, negli ospedali e nei negozi». La decisione del Consiglio federale sui grandi eventi è «preoccupante» secondo l'esperto. «Avremmo gradito un approccio più cauto all'allentamento delle regole». 

A tranquillizzare un po' gli animi ci pensa Rudolf Hauri, presidente dell'Associazione dei medici cantonali. «La nostra capacità di tracciamento dipende dalla velocità dei contagi, più che dal numero assoluto dei pazienti positivi» ha spiegato a 20 Minuten. «Al momento siamo ancora lontani da un aumento esponenziale delle infezioni. Se il numero dei casi aumentasse in modo significativo da un giorno all'altro, allora sì che dovremmo discutere di nuovo delle misure di contenimento più rigorose». 

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