Keystone - foto d'archivio
ZUGO
27.07.2020 - 21:300

Con i casi che aumentano, qualcuno pensa a chiudere i club

Per il medico cantonale di Zugo, registrare i dati personali dei clienti «non protegge dal rischio di contagio».

«Se locali e discoteche vogliono restare aperti, devono anche essere disposti a investire nell’attuazione di piani di protezione più accurati».

Fonte 20 Minuten - Daniel Waldmeier
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

ZUGO - Quarantena per 305 persone che hanno frequentato il club Kapitel Bollwerk di Berna lo scorso fine settimana. Venti casi positivi tra gli avventori di un party sul rooftop di Ginevra. I piccoli focolai legati a club e discoteche in Svizzera continuano ad aumentare. Così, qualcuno si fa avanti e chiede di prendere in considerazione la possibilità di un’estate senza locali.

È il caso del medico cantonale di Zugo che, in un’intervista rilasciata a 20 Minuten, spiega che la questione deve essere trattata. «Club e discoteche sono considerati luoghi a rischio della trasmissione del virus. Se i piani di protezione si rivelano inadeguati, la chiusura può essere un’opzione».

La raccolta dei dati personali, secondo Rudolf Hauri, è sicuramente un modo per interrompere la catena dei contagi, attraverso il contact tracing. Ma «non è una misura preventiva» per gli avventori. E non è neppure detto che «tutti rispettino la quarantena».

Per il medico cantonale di Zugo «se club e discoteche vogliono restare aperti, devono anche essere disposti a investire nell’attuazione di piani di protezione più accurati». Registrare i dati personali dei clienti «non è un modo efficace per evitare i contagi».

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