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CICLISMO

La Roubaix, ultima sfida per un Pogacar "monumentale"

Domenica lo sloveno punta a vincere l'ultima classica Monumento che gli manca. Ce la farà? Ne abbiamo parlato con l'ex ciclista ticinese Rubens Bertogliati.
Imago
Pogacar nella scorsa edizione della Parigi-Roubaix.
La Roubaix, ultima sfida per un Pogacar "monumentale"
Domenica lo sloveno punta a vincere l'ultima classica Monumento che gli manca. Ce la farà? Ne abbiamo parlato con l'ex ciclista ticinese Rubens Bertogliati.
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PARIGI - Inferno del Nord. Regina delle Classiche. Domenica andrà in scena la 123esima Parigi-Roubaix. Una delle cinque classiche Monumento. L'unica che manca nella (già gremitissima) bacheca di sua Maestà Tadej Pogacar. Lo sloveno, che l'anno scorso alla sua prima apparizione sulle strade della Francia settentrionale arrivò secondo, vuole però di più. Vuole tentare quello che non riuscì neppure al Cannibale per antonomasia Eddy Merckx: ovvero vincere tutte e cinque le Monumento nello stesso anno.

«Potenza assoluta» - E il 2026, da questo punto di vista, pare l'anno giusto per realizzare questa incredibile impresa dopo aver trovato il primo acuto alla Milano-Sanremo e aver trionfato per la terza volta al Giro delle Fiandre. «Per vincere alla Parigi-Roubaix tutte le tessere del domino devono trovare la loro collocazione», precisa l'ex corridore ticinese Rubens Bertogliati. «La forma c'è, la gamba pure. Ma la Roubaix è diversa: lì conta la potenza assoluta, e i contendenti più massicci, come Van Der Poel, Van Aert o anche Ganna, hanno un vantaggio naturale».

Errori da non ripetere - Insomma delle cinque classiche Monumento la Roubaix è sicuramente la meno adatta a Pogacar, ma lui resta corridore imprevedibile: «I suoi avversari devono sicuramente marcarlo e probabilmente - sottolinea il 46enne - dovranno correre anche in maniera diversa. Perché al Fiandre qualche errore lo hanno fatto. Mi riferisco ai cambi che Van Der Poel ed Evenepoel gli hanno dato dopo che Tadej aveva provato a staccarli. Questi sono errori che con uno come Pogacar non puoi fare. Bisogna essere più smaliziati».

«La meteo cambia tutto» - La Parigi-Roubaix è una gara (sempre) dura. Ma che può venire ulteriormente complicata dalle condizioni meteo. Bertogliati ricorda: «Io l’ho corsa quattro volte con brutto tempo. Pioggia e fango cambiano tutto: cadute e problemi meccanici diventano più frequenti. Domenica però dovrebbe esserci il sole, quindi un avversario in meno».

I tre punti chiave - Sul percorso di 258,3 chilometri, il vero spettacolo inizia dopo quasi 100 chilometri, con i 30 settori di pavé per un totale di 54,8 chilometri di pietre. «I tratti spartiacque restano la foresta dell’Aremberg, Mons-en-Pevèle e Carrefour de l’Arbre. Sono quelli dove normalmente si fa la selezione, lunghi e con difficoltà tecniche maggiori rispetto agli altri. Oggi comunque il pavé si affronta in maniera diversa rispetto ai nostri tempi», sottolinea Bertogliati. «Con copertoni da 34 a 40 millimetri, più robusti e capaci di assorbire le vibrazioni. Una gestione più moderna che riduce forature e consente di superare meglio i tratti più sconnessi».

«È il corridore più forte dagli anni 2000» - E se Pogacar vincesse anche la Parigi-Roubaix? «Merckx resta davanti per risultati», conclude Bertogliati. «Ha vinto cinque Giri d’Italia e cinque Tour de France. Ma Pogacar sta scrivendo una serie di vittorie clamorosa: in pratica, dove corre vince. È il corridore più forte dagli anni 2000».


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