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L'OSPITE
17.01.2014 - 17:260

Una risposta errata e inefficace ad un problema effettivo

di Meinrado Robbiani

L’iniziativa popolare “contro l’immigrazione di massa” punta a reintrodurre lo strumento del contingentamento; le autorizzazioni di soggiorno sarebbero sottoposte ad un tetto massimo e a contingenti annuali, fissati in funzione degli interessi dell’economia e del principio della preferenza nazionale.

 

 

L’attrattività dell’iniziativa trae linfa dalla situazione venutasi a creare con la libera circolazione delle persone. Soprattutto nelle regioni di frontiera e ancor maggiormente in Ticino la libera circolazione sta esercitando un impatto rilevante. E’ sovente fonte di pressioni occupazionali e salariali come pure di una ulteriore dilatazione della flessibilità del mercato del lavoro.

 

Un duplice scollamento e una concezione riduttiva

 

Sottovalutare o tantomeno negare i problemi indotti dalla libera circolazione è visibilmente errato. Il modello di gestione dell’immigrazione proposto dall’iniziativa risulta tuttavia inappropriato poiché sfasato rispetto al contesto odierno e come tale persino controproducente. Lo scollamento è ravvisabile soprattutto ai due livelli seguenti:

 

1) evoluzione e controllo dell’immigrazione: già in passato i contingenti non hanno impedito consistenti volumi di immigrazione. Pur senza spingersi al caso estremo dell’ondata prodottasi durante gli anni ’60, se si rivolge lo sguardo all’ultima punta di immigrazione in ordine di tempo si può rilevare che all’inizio degli anni ’90 (regime del contingentamento) le entrate di stranieri sono state grosso modo equivalenti a quelle degli ultimi anni (regime di libera circolazione). Non per nulla anche durante il periodo di applicazione del regime di contingentamento sono state lanciate iniziative contro il cosiddetto inforestieramento. A dettare il ritmo è infatti l’economia, il cui fabbisogno di manodopera finisce per avere il sopravvento. Da questo profilo occorre prendere atto che l’influsso e il condizionamento dell’economia risulterebbero oggi ben più incisivi rispetto al passato poiché le imprese, divenute ancora più dipendenti dai mercati esteri così come connesse e mobili su scala internazionale, condizionerebbero in maniera preponderante la fissazione dei contingenti. A pesare in modo preponderante sarebbero inoltre gli interessi e le pretese dei grandi gruppi internazionali a scapito delle piccole e medie imprese.

 

2) relazioni con l’UE: il regime postulato dall’iniziativa costituisce un attacco frontale contro gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione europea. La prosperità del nostro Paese è inscindibile da rapporti intensi e regolati con l’UE, verso la quale si indirizza il 60% delle esportazioni e dalla quale proviene l’80% delle importazioni. Si stima che circa un posto di lavoro su tre è influenzato dalle relazioni commerciali con l’UE. Annullando la libera circolazione, che ne è parte integrante e inscindibile, si abbatterebbe l’intero pilastro degli accordi bilaterali (perlomeno del primo e fondamentale gruppo di accordi). L’iniziativa popolare espone perciò il Paese ad incognite perniciose, generando un clima di incertezza circa il futuro sviluppo delle relazioni con l’UE che indurrebbe molto probabilmente l’economia a premunirsi forse anche attraverso una rafforzata presenza nell’area dell’UE. L’iniziativa comporterebbe cioè un salto nel buio che, alla luce dell’andamento relativamente favorevole dell’economia attribuibile almeno in parte agli accordi bilaterali, appare inutilmente azzardato.

 

L’iniziativa è pure figlia di una concezione dell’immigrazione e soprattutto della persona immigrata che pecca tangibilmente di umanità. Gli immigrati sono considerati essenzialmente come forza lavoro, totalmente subordinati a finalità economiche. Il testo dell’iniziativa non esclude in particolare la limitazione del ricongiungimento familiare e la riproposizione dello statuto dello stagionale, riesumando situazioni lesive delle persone e dei loro diritti fondamentali.

 

Una via differente

 

Se l’iniziativa propone risposte inadeguate, le preoccupazioni sulla quale si innesta sono reali ed esigono una ben più attenta considerazione. Ai contraccolpi indotti dalla libera circolazione vanno contrapposte misure atte a prevenirne l’insorgere o perlomeno ad attenuarne l’impatto. Si tratta tuttavia di combattere non tanto la libera circolazione (poiché strettamente collegata agli accordi bilaterali) ma le sue ricadute indesiderate e soprattutto chi ne è all’origine.

 

A questo scopo vanno ulteriormente potenziate le misure di accompagnamento - peraltro sempre combattute dai promotori dell’iniziativa -. Al mondo della politica e al Consiglio federale, che si oppongono all’iniziativa, si chiede coerenza rigorosa nell’imboccare la strada di un loro ulteriore rafforzamento. All’economia, che è oggi schierata contro l’iniziativa ma che porta la responsabilità di un uso troppo sovente speculativo della libera circolazione, si chiede poi una linea di effettiva attenzione all’occupazione locale e alla tutela di condizioni salariali corrette. Se questa iniziativa alletta una fetta significativa di votanti è perché il padronato disattende al compito di regolare adeguatamente il mercato del lavoro e le condizioni lavorative.

 

L’OCST invita perciò a respingere l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” nella convinzione che la via per contrastare le odierne distorsioni del mercato del lavoro coincida piuttosto con il potenziamento delle misure di accompagnamento e soprattutto con la generalizzazioni dei contratti collettivi di lavoro a tutela delle condizioni lavorative e dell’occupazione. Qualora le sollecitazioni in questa direzione rimangano inascoltate, sarà contro la prevista estensione dell’accordo sulla libera circolazione, rimanendo cioè nell’alveo degli accordi bilaterali ma lottando per più solide misure di protezione dei lavoratori, che l’OCST si riserva di muoversi.

 

O C S T

Segretariato cantonale

M. Robbiani

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