Diplomazia o cabaret? Il ritorno di Cornado e le pretese altrui

Massimiliano Robbiani, Lega dei Ticinesi
È ormai inaccettabile che i Paesi vicini pretendano di dettare legge a casa nostra. Che si tratti della tassa di transito o di questioni diplomatiche, la Svizzera sembra essere costantemente sotto la lente d’ingrandimento di vicini pronti a criticare ogni nostra scelta sovrana.
Prendiamo il caso dei Paesi confinanti: Germania e Francia alzano la voce contro l'ipotesi di un pedaggio per chi attraversa il nostro territorio, dimenticando che ogni nazione ha il diritto di gestire la propria viabilità e le proprie risorse come meglio crede. È curioso notare come questi stessi Stati, quando prendono decisioni internamente, non si sognino minimamente di chiedere il permesso a Berna.
Ancora più emblematico è stato il "teatrino" dell'ambasciatore italiano. Se n'è andato stizzito in gennaio, salvo poi ritornare a Berna nei giorni scorsi senza aver ottenuto nulla di ciò che Roma pretendeva riguardo ai fatti di Crans-Montana. Di fatto, della sua assenza non si è accorto quasi nessuno; il suo ritorno in pompa magna dimostra solo che certe pressioni sono più fumo che arrosto.
Dobbiamo imparare a decidere autonomamente, senza sentire costantemente il fiato sul collo delle potenze estere. La speranza è che la nostra politica nazionale, di fronte a queste ingerenze, non finisca per "calare le braghe" come purtroppo è accaduto spesso in passato.
La Svizzera deve tirare dritto per la sua strada: meno teatrini diplomatici e più fermezza nel difendere gli interessi del nostro Paese.



