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L'OSPITE
24.09.2021 - 13:000

Chi senza peccato scagli la prima pietra

Orlando Guidetti, criminologo

Per chiarire quanto è contestato a Mauro Cavalli, bisogna fare un passo indietro, cioè partire ad analizzare il contesto sociologico. Il gioco del calcio come altri tipi di sport, sono fondati su istinti puramente tribali, dove due o più gruppi di persone formano delle fazioni mosse da un legame affettivo o di appartenenza geografica o sociale, si schierano l’una contro l’altra, per ragioni di competitività, per tendenze legate agli istinti primordiali insiti nella nostra specie, si innescando sentimenti di rivaleggiamento e potere l’uno sull’altro, mantenendo un grado di tensione e adrenalinico molto elevato.

Questi elementi danno motivo di facili perdite di controllo dell’ira, che possono sfociare in fatti non condivisibili, con aggressioni fisiche o verbali.

I motivi d’innesco di questi atteggiamenti possono essere molteplici, legati anche al torbido ambiente che da anni purtroppo aleggia nell’ambiente sportivo, dalle squadre di lega minore sino su a squadre con ruoli semi professionistici o professionistici, dove un connubio di sentimenti di rivalità, gelosia e angoscia, alimenta poi la resa dei conti in campo.

Vi sono anche altri fattori da tenere in considerazione, ossia l’uso e l’abuso di alcool, integratori particolari tra i giocatori, che in alcune situazioni conducono a uno stato di aggressività superiore. 

Prevenire e impedire atteggiamenti violenti, è molto difficile anche applicando una più attenta sorveglianza. L’evento violento si scatena improvvisamente, e solo con il senno di poi, non in tutti i casi, sarà possibile ricostruire la dinamica d’innesco, seppur nella maggioranza dei casi per futili motivi, o per fatti antecedenti accaduti fuori dal campo da gioco.

Ricordiamoci che questo tipo di violenza ingloba anche chi sta fuori dal capo da gioco, infatti, gli scontri tra tifoserie diverse non sono storia antica, oppure le scazzottate, a bordo campo, tra genitori di giovani calciatori. 

È bene ricordare che il termine fair play o fairplay («gioco corretto» in inglese) è un concetto riferito a un'etica comportamentale, applicabile a una pluralità di contesti, nato in ambito sportivo nel Regno Unito dell'Ottocento. Questo termine utilizzato da molte società sportive, sta a indicare un'attitudine tesa a comportamenti leali e rispettosi. L'aspetto etico si rivolge non soltanto alle figure agonistiche in sé (come gli atleti), ma anche a quelle esterne, tra cui ad esempio i tifosi. Ricade sotto tale definizione anche la prevenzione di atti quali violenza e discriminazione razziale.

In conclusione mi sento di affermare che a parte una piccola manchevolezza diplomatica, nel commentare i fatti da parte di Mauro Cavalli, fatto riconducibile al coinvolgimento emotivo nella situazione, e sicuramente involontariamente commesso, credo che come lui afferma, chi ha sbagliato debba risponderne, ma non deve di certo essere una punizione esemplare, ma piuttosto giusta, magari utilizzando quanto accaduto per sensibilizzare ulteriormente tutti gli sportivi, quelli in campo e fuori.

A Mauro Cavalli voglio solo dire che la stima nei suoi confronti resterà immutata da parte di tutti, e mi auguro che Mauro mantenga la sua genuinità che lo ha sempre contraddistinto e lo farà anche in futuro, perché la esagerata diplomazia offusca i sentimenti veri.

Mauro non hai sbagliato nulla, e come cita un passaggio biblico; “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”

 

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