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L'OSPITE
24.02.2020 - 08:090

Caso Crypto SA: Traditori della patria o perfetti incompetenti?

Partito Comunista: Massimiliano Ay, segretario politico

Il Partito Comunista non è certo stupito del fatto che la Svizzera ospitasse un’azienda di proprietà dei servizi segreti atlantici (in questo caso la CIA statunitense e la BND tedesco-occidentale): sappiamo bene che, nonostante la nostra neutralità (che come comunisti difendiamo e intendiamo valorizzare), Berna si è storicamente collocata nel campo atlantico e che oggi – con le dimissioni del consigliere federale Didier Burkhalter, in modo ancora più esplicito – continua a chinare il capo nei confronti di Washington. Ma se non siamo stupiti, certamente siamo indignati verso quella parte di borghesia svizzera che ha chiuso gli occhi di fronte a questo scandalo e si è dimostrata, una volta di più, “patriota” a geometria variabile!

Il caso di spionaggio da parte dei servizi segreti degli USA tramite l’azienda elvetica Crypto SA fino al 2018 viene prontamente definita una “reliquia della guerra fredda” da parte di “EconomieSuisse”. Ne eravamo certi: neanche il tempo di digerire la notizia e di aprire un’inchiesta che, subito, i solerti esponenti del padronato svizzero, quelli che sono patrioti solo con i deboli, ma sempre dispostissimi a genuflettersi ai diktat di USA e UE chiedono di non sopravvalutare la situazione. Lo stesso ha fatto il consigliere nazionale Marco Romano (PPD), intervistato alla RSI, che in perfetto stile “uregiatt” ha vergognosamente banalizzato il gravissimo attentato alla nostra sovranità nazionale e al carattere neutrale della Confederazione da parte di Washington. Appare peraltro strano che si parli di “guerra fredda”: non ci risulta infatti che l’Italia, anch’essa cliente della Crypto SA, fosse nel Patto di Varsavia!

I buoni uffici diplomatici e la neutralià, che danno prestigio alla Confederazione (che ne guadagna pure dal lato economico), sono oggi messi a repentaglio nella loro credibilità internazionale. Non è forse un caso che importanti colloqui di pace oggi avvengano non più a Ginevra ma a Sochi, Astana e Singapore! Solo facendo massima trasparenza, e rinnovando drasticamente l’apparato del nostro controspionaggio, si potrà insomma tentare di recuperare sul piano globale al danno (non certo solo d’immagine) subito. Chi invece vuole mettere la polvere sotto il tappeto sta lavorando attivamente contro gli interessi nazionali e al servizio dell’imperialismo atlantico.

Tramite un’azienda svizzera – con il benestare sia della SECO sia del Dipartimento federale della difesa (...e che difesa!) – una potenza straniera ha potuto, ad esempio, spiare il governo di Salvador Allende in Cile, il quale – grazie anche alle informazioni trafugate illegalmente dalla ditta svizzera – ha potuto essere rovesciato con il sanguinoso golpe di Pinochet. Come si intende spiegare ora ai tanti rifugiati cileni che vivono nel nostro Paese quello che è successo nel 1973? Ma c’è dell’altro: come giustamente ha affermato l’ex-Consigliere agli Stati Dick Marty (PLR) è stata messa a repentaglio non solo la vita di nostri concittadini, ignari lavoratori dell’azienda spediti in giro per il mondo a ingannare ministri, militari ed agenti dei servizi segreti, ma si è messa in pericolo la sicurezza interna al nostro Paese, che poteva subire rappresaglie qualora smascherato.

E’ vero che i nostri servizi di informazione e la polizia (politica) federale – che per decenni hanno spiato e schedato allegramente (e forse lo fanno ancora!) quasi un milione di cittadini – hanno chiuso un occhio sulla Crypto SA per non disturbare il padrone nordamericano? Se sì allora si chiamano complici e hanno servito non il nostro Paese ma una potenza straniera tradendo il loro alto incarico a difesa della nostra indipendenza; se no allora siamo nelle mani di perfetti incompetenti che, mentre perdevano tempo a schedare il granconsigliere Pietro Monetti, fondatore del nostro Partito che mai ha perorato l’eversione, si facevano prendere per il naso da chi i colpi di stato e gli attentati terroristici li organizzava sul serio! In ogni caso, insomma, la situazione va considerata grave: urge non solo una commissione parlamentare di inchiesta, ma un repulisti generalizzato in seno agli organi dediti alla sicurezza nazionale!

Lo scandalo Crypto SA dimostra però anche un altro aspetto finora poco tematizzato: la sudditanza che la Svizzera ha sviluppato con la tecnologia di matrice NATO, e ciò non solo per quanto concerne gli armamenti, ma pure nell'ambito della crittografia e dell'informatica. Ciò rischia di consolidarsi ulteriormente con il prossimo acquisto di nuovi aerei da combattimento, in cui il vincolo atlantico in ambito tecnologico viene addirittura esplicitato dal Consiglio federale. Un Paese realmente indipendente e neutrale dovrebbe invece assolutamente diversificare le proprie fonti tecnologiche ed evitare che esse diventino uno strumento di ricatto da parte di potenze estere.

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