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Keystone - foto d'archivio
L'OSPITE
04.08.2019 - 08:050

I giudici-politicanti non sono degli intoccabili

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

In un passato non poi così remoto, la piazza finanziaria era un’importante fonte di ricchezza per il nostro Cantone: posti di lavoro ben pagati ed occupati per lo più da ticinesi, e ricchi introiti fiscali per l’ente pubblico (a Lugano ne sappiamo qualcosa). Grazie alla piazza finanziaria fiorente lavoravano anche i commerci del centro, e tutti ne traevano beneficio. Poi è arrivata la ministra del 5% Widmer Schlumpf, eletta dal PSS e dal PPD (quello ormai fusosi nel nuovo partito unico delle cadreghe PLRPPD) in un golpe parlamentare contro Christoph Blocher, il quale aveva vinto le elezioni. La ministra del 5% ha dato il via ad una sciagurata politica della capitolazione ad oltranza davanti ad ogni pretesa di Stati esteri vogliosi di mettere le mani “pro saccoccia” sulla nostra piazza finanziaria (Stati che i loro paradisi fiscali se li tengono tuttora ben stretti).

Il triciclo  PLR-PPD-PSS ha appoggiato tale politica di asservimento. Risultato: migliaia di posti di lavoro persi in Ticino ed introiti fiscali falcidiati. Nemmeno la partitocrazia di cui sopra si è però spinta al punto di accettare le fishing expedition, che al contrario ha sempre rifiutato. A questo ha provveduto la risicata maggioranza del Tribunale federale, tra cui un giudice ex udc, che, con una sentenza scandalosamente politica - non certo giuridica - sulla trasmissione alla Francia dei dati  personali di 40mila clienti UBS, ha bypassato la volontà del legislatore. L’invereconda decisione ha suscitato vivaci reazioni politiche. E ci sarebbe mancato altro.

Eppure, in sprezzo del ridicolo, alcuni magistrati hanno avuto la bella idea di mettersi a blaterare di presunte violazioni del principio della separazione dei poteri. Proprio vero che alla tolla  di certuni non c’è  limite.

A farsi beffe della separazione dei poteri sono proprio quei giudici che - come nel caso dei dati UBS da trasmettere alla Francia - usano le sentenze per fare politica contro le decisioni del legislatore, cambiando le regole del gioco tramite giurisprudenza. Perché è chiaro che tale sciagurata decisione crea un deleterio precedente per richieste analoghe a quella francese, che non mancheranno di arrivare da altri Stati. E poi questi signori magistrati hanno ancora il coraggio di venire a fare le verginelle?

Bisogna inoltre tener  presente che i giudici federali vengono eletti unicamente in base all’appartenenza partitica, in un mercato del bestiame tra le varie formazioni. Per ottenere l’appoggio del partito, l’aspirante giudice federale deve dichiarare di sostenere, nell’ambito del suo margine di manovra, determinate posizioni. Se una volta in carica pensa di poter fare l’esatto contrario (passata la festa, gabbato lo santo), oltretutto provocando un danno enorme, il minimo - ma proprio il minimo - è che venga chiamato a renderne conto. È del tutto insensato mitizzare certi personaggi, che di mitico non hanno proprio nulla, solo perché indossano (metaforicamente) una toga. Se la indossano, è per meriti partitici. 

Da chiarire nella disgraziata vicenda “francese” anche il ruolo dei burocrati euroturbo dell’amministrazione federale delle finanze, che ancora una volta risultano essersi schierati contro gli interessi della Svizzera. Questi sono gli stessi funzionari, strapagati con i soldi del contribuente, secondo i quali è giusto che i frontalieri beneficino delle medesime deduzioni fiscali dei ticinesi, e pure della medesima rendita di disoccupazione, tanto per citare un paio delle loro perle.

È evidente che il Consiglio federale dovrà fornire esaustive spiegazioni. 

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