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19.11.2018 - 21:290

25 novembre: Sì all’autodeterminazione, Sì alla democrazia, Sì alla Svizzera

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”) prevede che la nostra Costituzione – e di conseguenza anche l’esito delle votazioni popolari - abbia la preminenza sul diritto internazionale. In caso di conflitto, gli accordi internazionali incompatibili con la Costituzione federale vanno rinegoziati e, qualora fosse impossibile, disdetti.

Questa iniziativa farebbe finalmente chiarezza. Ed impedirebbe alla casta, ed in particolare alla partitocrazia PLR-PPD-PSS, di cancellare l’esito di votazioni popolari sgradite con il pretesto dell’incompatibilità con qualche accordo internazionale. Vedi quanto accaduto con il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014.

Non c’è un paese al mondo in cui il diritto internazionale abbia sistematicamente la preminenza sulla Costituzione. Ma la Svizzera, con una perniciosa decisione del Tribunale federale del 2012, ha scelto di intraprendere proprio questa strada. La Costituzione è la Carta fondamentale dello Stato. I contrari all’iniziativa vogliono trasformarla in carta straccia.

La votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” è una votazione della massima importanza. La posta in gioco è, lo dice il nome stesso, l’autodeterminazione. Ovvero la nostra democrazia ed i nostri diritti popolari, che l’establishment euroturbo sta smontando pezzo per pezzo. Chiaro: è solo grazie ai diritti popolari se la Svizzera non è diventata uno Stato membro dell’UE. Teniamolo bene a mente!

Il disegno delle élite è chiaro: togliere potere al popolo, quindi ai cittadini, per trasferirlo ad organizzazioni sovranazionali non elette da nessuno. Questo perché “il popolazzo becero vota sbagliato”: non si conforma facilmente ai diktat internazionali anti-identitari, pro-frontiere spalancate e pro-immigrazione incontrollata. Dunque va esautorato.

L’attacco dell’establishment ai diritti popolari è in corso da anni. Se l’iniziativa “per l’autodeterminazione” dovesse venire respinta, quest’opera di rottamazione – un vero e proprio golpe contro i cittadini svizzeri – conoscerebbe un’impennata. Il Tribunale federale darebbe sempre la precedenza agli accordi internazionali. Questo significherebbe, ad esempio, che di fatto nessun criminale straniero verrebbe più espulso dalla Svizzera se è un cittadino UE, poiché è in vigore la libera circolazione delle persone.

Proprio in queste settimane varie commissioni parlamentari federali si stanno esprimendo sulla sciagurata ipotesi di un’adesione della Svizzera al patto ONU sulla migrazione. L’obiettivo finale del patto è l’introduzione di una libera circolazione delle persone a livello mondiale. Adesso viene travestito da “soft law” e quindi, per turlupinare l’opinione pubblica, venduto come un insieme di disposizioni non vincolanti. Ma la realtà è un’altra. Non a caso sempre più paesi si chiamano fuori, appunto per tutelare la propria sovranità.

Anche per bloccare sul nascere il continuo processo di svendita della nostra sovranità, occorre votare Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Un Sì il 25 novembre è un Sì al “modello svizzero”. Ed è questo modello che ha dato al Paese stabilità politica, determinando anche il successo della nostra piazza economica. L’autodeterminazione giova anche all’economia. Non bisogna quindi credere al terrorismo di regime, del tutto simile a quello messo in campo nel 1992 ai tempi del voto sull’adesione allo SEE, ed alle sue fantasiose storielle sulle “centinaia di accordi internazionali in pericolo” se passasse l’iniziativa. Dov’è l’elenco di queste “centinaia di accordi”? Non c’è. Perché esse, come ha dichiarato un illustre giurista, “esistono solo nel mondo della fantasia”. Ciò vale anche per l’altro stucchevole 

mantra utilizzato dai contrari all’autodeterminazione a scopo di lavaggio del cervello e di ricatto morale. Ovvero quello dei “diritti umani in pericolo”. I diritti umani sono già contemplati dalla nostra Costituzione. Per garantire il rispetto dei diritti umani in casa nostra non abbiamo bisogno né di Diktat comunitari, né dei giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo CEDU (a cui peraltro non aderisce nemmeno l’UE). I giudici della CEDU sono riusciti a decidere, in recenti sentenze, che, se il “sentimento religioso” cristiano può essere tranquillamente offeso, quello islamico no. Sicché, in nome della “pace religiosa”, dovremmo rinunciare alla nostra libertà di espressione, che è un diritto fondamentale. E la Svizzera avrebbe bisogno di questi giudici stranieri? Giudici che affossano i nostri diritti fondamentali per inginocchiarsi agli islamisti? E’ già Carnevale?

Il prossimo 25 novembre votiamo Sì all’autodeterminazione, Sì ai diritti popolari e Sì alla Svizzera!

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Ultimo aggiornamento: 2018-12-17 06:53:52 | 91.208.130.87