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L'OSPITE
28.09.2018 - 12:450

Il PLR abbandona "La Scuola che verrà" più veloce di Schettino

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

Il popolo è stato molto chiaro: La scuola che verrà non la vuole. Un progetto sin dagli esordi criticato da più fronti, poi grazie a un disastroso accordo politico tra PS, PLR e PPD è stato artificiosamente riqualificato come il progetto capace di dare quelle risposte al mondo della scuola che tutti noi auspichiamo. L’esito del voto è ineluttabile e avrebbe ben poco senso riaprire il dibattito sul modello proposto dal DECS con la variante proposta dal PLR, ma qualche precisazione va comunque fatta. La campagna di voto è stata schietta, vivace e costruttiva.

Le settimane che hanno preceduto la votazione, grazie ai vari dibattiti e le prese di posizione sui media da parte di favorevoli e contrari, hanno permesso ai cittadini di informarsi e di votare consapevolmente.

Le prime reazioni dopo il voto mi hanno però fatto sorridere. Il Direttore del DECS a più riprese ha accusato i referendisti di aver mentito più o meno su tutto, altri affermavano che il popolo non aveva compreso la complessità della materia, lasciando intendere che era stato un voto più di pancia che di testa. A queste reazioni siamo oramai abituati. Perdere non è mai facile, ma lo è ancora di più se non si vuole ammettere la realtà.

Questa riforma faceva buchi da tutte le parti e il famigerato sostegno corale di partiti, docenti, associazioni e genitori si è sciolto come neve al sole. Lo dicevamo già durante i dibattiti che, qualora fosse passata la sperimentazione, avremmo assistito allo scontro titanico tra Bertoli e il PLR nell’intento di imporre un modello sull’altro. La dimostrazione è arrivata proprio domenica a spoglio neppure concluso, quando era però oramai chiara la dinamica del voto. Il PLR con un comunicato stampa, a quanto pare senza neppure interpellare i suoi membri della commissione scolastica, scaricava Bertoli accusandolo del naufragio del progetto.

Nemmeno un’ora dopo la chiusura dei seggi il PLR era già sceso dalla barca affondante. Una velocità da far invidia al comandante Schettino, una reazione che ben chiarisce il grado di convinzione del PLR sul progetto posto in votazione.

Se l’UDC assieme ad altri non avesse raccolto le firme “La scuola che verrà” sarebbe ora in fase di sperimentazione, con il famigerato sostegno al progetto di PLR e PPD pronto a scoppiare da un momento all’altro. In Svizzera grazie alla Democrazia diretta il popolo ha per fortuna la possibilità di determinarsi e di evitare, come in questo caso, un progetto sbagliato.

Speriamo che PPD e PLR abbiano tratto insegnamento da questo episodio e che contribuiscano a rinnovare la scuola, a partire dai contenuti dell'iniziativa parlamentare che il nostro gruppo ha già presentato a sole 48 ore dal voto, mantenendo quello che abbiamo promesso: il No era l'occasione per rifare i compiti, meglio di come li ha fatti Bertoli.

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