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L'OSPITE
17.11.2017 - 19:190

Il futuro universitario dei giovani: scelta libera o dettata?

Fabio Meschiari, membro di GLRT e vice presidente PLR Minusio

Abbiamo la fortuna di essere nati in una nazione che offre una scelta - qualitativa e quantitativa – di università tra le migliori al mondo. Basti pensare, infatti, che su suolo elvetico possiamo contare dodici università pubbliche - compresi i due politecnici federali - nove università professionali pubbliche e quattordici alte scuole di pedagogia. Rispetto a nazioni come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, gli studi universitari in Svizzera sono relativamente a buon mercato, perché finanziati in larga misura dallo stato e senza quindi indebitare i giovani come invece avviene negli States. Questo permette – a titolo di esempio - ad un giovane che consegue una maturità liceale di intraprendere uno studio accademico presso il Politecnico di Zurigo (posizionato al decimo posto a livello mondiale secondo il QS World University Rankings), il Politecnico di Losanna (dodicesima posizione secondo il medesimo ranking) o una qualsiasi altra università senza particolari difficoltà finanziarie, considerando anche le borse di studio stanziate dai Cantoni.

Ma è davvero così semplice? La nostra nazione ha la fantastica peculiarità del plurilinguismo, invidiata in tutto il mondo, che fa però storcere il naso a più di uno studente durante la scelta dell’ateneo. Facendo parte di una minoranza la disponibilità di studi in Ticino o - più generalmente - in italiano su suolo nazionale è alquanto limitata. L’Università della Svizzera Italiana offre “solo” una manciata di indirizzi ed è quindi necessario per molti ticinesi oltrepassare il Gottardo per raggiungere un ateneo che offra gli studi desiderati. Oggi, grazie ad Alptransit, è possibile raggiungere Zurigo o Lucerna in poco più di un’ora dal Ticino – sedi che ospitano centinaia di indirizzi universitari (solo a Zurigo vi sono sette facoltà e più di 150 istituti), mentre la distanza geografica e la qualità di collegamenti con la Svizzera francese è limitata e non paragonabile. Alla luce di questi fatti, la scelta da parte dei ticinesi di studiare nella Svizzera centrale sarebbe quasi automatica, ma così non è! I dati dell’Ufficio federale di statistica riferiti al settore terziario per l’anno scolastico 2015/2016 mostrano infatti che i ticinesi che proseguono gli studi oltralpe si dividono in parti quasi uguali: 2'090 in Svizzera tedesca e 2'283 in Svizzera romanda. Dal nostro punto di vista ciò non significa che il francese sia la lingua preferita dai ticinesi, ma semmai che vi sia all’origine una spiegazione più tecnica e linguistica: un ticinese inizia a studiare il francese fin dalle elementari, mentre la lingua tedesca (il cui apprendimento è più ostico rispetto al francese) si ritaglia un posto nella griglia oraria solo a scuola media inoltrata, non permettendo ai giovani di arrivare alla conclusione della maturità con conoscenze sufficienti per intraprendere un percorso universitario nella lingua di Goethe senza dover prima intraprendere giocoforza un soggiorno all’estero. L’apprendimento di una lingua in giovane età è facilitato e vi sono una lunga serie di studi a confermarlo: basta pensare a “quell’amico con i genitori svizzero tedeschi” che tutti abbiamo ed invidiamo per la sua capacità di parlare perfettamente, già in giovane età, italiano e svizzero tedesco. Per questa serie di motivi è necessario anticipare l’insegnamento del tedesco nelle nostre scuole, supportando la mozione lanciata dai Giovani Liberali Radicali Ticinesi, permettendo così ai giovani ticinesi di scegliere il proprio futuro in totale libertà e di giocarsela ad armi pari con i cugini confederati.

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