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L'OSPITE
03.04.2017 - 06:050

Il Ticino che vorrei: forte, giovane e dinamico

di Christian Bruccoleri, Presidente giovani liberali radicali del Mendrisiotto

Il Ticino che vorrei? Un Cantone giovane, forte e dinamico! Insomma, un trittico di aggettivi che descrivono una realtà, secondo la mia opinione, assolutamente raggiungibile per noi ticinesi
«Come fare?» è una domanda più che legittima. Ma meglio sarebbe porre la questione su «cosa manca al nostro Cantone» e soprattutto quali potrebbero essere le misure da adottare per rivitalizzarlo, valorizzarlo e dargli quella marcia in più che gli permetterebbe di affrontare con fiducia le sfide future. Sono proprio queste le domande sulle quali dobbiamo chinarci ora, perché se non ci preoccupiamo adesso di trovare una giusta risposta – stiamo vivendo un momento storico di transizione che richiede alla società di porre le basi per il domani – c’è il rischio di «perdere il treno» e rimanere poi scontenti e parecchio insoddisfatti della situazione che si verrebbe a creare (una situazione, a mio modo di vedere, già vissuta in passato e che non ha senso ripetere). In altre parole, è giunto il momento di prendere delle decisioni strategiche che ci portino a creare le basi per un futuro più florido e in cui non ci sia più nemmeno l’ombra di quell’apparente malcontento popolare di cui si sente spesso parlare da certi politicanti in Ticino.
Come fare, in questo caso, ce lo insegna la storia: ogni volta che l’economia cresce ed è forte, la società vive meglio ed è conseguentemente più felice. Pertanto, al fine della crescita, è ora necessario adottare delle misure affinché la nostra economia possa funzionare al massimo del suo potenziale di forza e dinamismo. La base su cui, a mio avviso, si dovrebbe partire per dare una ventata d’aria fresca all’economia ticinese è quella di formarsi un’idea di Ticino imprenditoriale e competitivo, ossia, quella di pensare a creare delle opportunità per il nostro Cantone affinché si possa aprire il più possibile all’innovazione per le imprese, diventando da una parte un terreno fertile per l’insediamento di nuove e giovani imprese e/o start-up con business plans freschi e innovativi e dall’altra preparare contemporaneamente la gioventù, sin dall’età scolastica, ad affrontare le sfide che un’economia altamente competitiva e imprenditoriale creerebbero.
Una mia idea, riguardo a ciò, me la sono fatta e sono giunto alla conclusione che nel nostro Cantone si debbano implementare sicuramente degli organi di assistenza alle start-up, che permettano tramite un accompagnamento mirato di aiutare questo tipo di azienda in tutte le fasi di nascita e crescita e nel loro sviluppo sul territorio ticinese: esempi semplici di ciò potrebbero essere quelli di una «Vetrina per le startup» in cui le stesse avrebbero l’occasione di presentarsi e venir premiate per le loro idee innovative; oppure ampliare e foraggiare strutture come il Tecnopolo Ticino, affinché il Cantone diventi un «polo» all’avanguardia dei settori med-tech , bio-tech e della medicina rigenerativa. Parimenti, mi piacerebbe vedere che vengano sviluppati, nelle nostre scuole, dei programmi scolastici e delle attività che promuovano la cultura imprenditoriale, soprattutto nell’ottica del sostegno della formazione continua o della riqualifica professionale; due aspetti cardine del mondo del lavoro nel futuro. Infatti, il futuro dell’economia deve assolutamente essere basato su una sana diversificazione, affinché ne sia possibile il progresso. Ciò, potrebbe realizzarsi grazie all’incentivazione del ri-orientamento delle attività professionali già esistenti o con l’agevolazione dell’adattamento e l’uso, in ogni tipo di impresa, di tecnologie sempre più nuove e all’avanguardia. A completare il cerchio, vedrei bene delle riforme e adattamenti fiscali che creerebbero un impianto legislativo in ambito tributario che sia moderno e vicino a chiunque faccia già impresa o voglia buttarsi per la prima volta nel mondo dell’imprenditorialità.
In altre parole, vedo una bella sfida per la nostra politica cantonale… quello che serve ora è che quest’ultima l’accolga positivamente e ne sappia sfruttare al meglio gli stimoli. Il DFE e il suo direttore Christian Vitta stanno facendo un buon lavoro, adesso tocca a tutti noi!

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