Peaky Blinders, atto finale: il cerchio si chiude

"The Immortal Man" è una buona conclusione per l'epopea della banda criminale più famosa di Netflix
SAVOSA - Con “The Immortal Man”, pubblicato venerdì 20 marzo su Netflix dopo un’uscita nei cinema, Steven Knight e Cillian Murphy chiudono l’epopea di Tommy Shelby e dei Peaky Blinders. Il film arriva dopo sei stagioni che hanno reso la banda criminale di Birmingham un fenomeno di culto planetario ed è stato chiamato a riscattare le perplessità emerse in molti (me compreso) con l’ultima stagione seriale, quella del 2022.
Facciamo un passo indietro: “The Immortal Man” si apre con un evento reale, il bombardamento di una fabbrica bellica di Birmingham nel novembre 1940 che fece oltre 50 morti (alle vittime di quell’attacco nazista sulla città inglese è dedicato il film). Presto vediamo entrare in scena l’attuale capo dei Peaky Blinders, Duke (Barry Keoghan), definito il “figlio zingaro” di Tommy Shelby. Il quale è rinchiuso in una villa sperduta nella campagna, a scrivere le sue memorie e a lottare con i fantasmi del suo passato violento. Non considera il secondo conflitto mondiale la sua guerra, ma ritorna sulla scena quando viene informato dalla misteriosa Kaulo (Rebecca Ferguson) che il figlio è in affari con il Partito fascista britannico e sta per prendere parte a un piano che potrebbe distruggere il Regno Unito, senza sparare un colpo. Come? Immettendo nell’economia dell’Impero centinaia di milioni di sterline false in biglietti di vario taglio, che avrebbero fatto esplodere l’inflazione (un piano realmente esistito e noto come Operazione Bernhard).
La trama si sviluppa a partire da questo punto, con il piano dell’emissario di Berlino, il britannico John Beckett (Tim Roth), di collaborare con la criminalità organizzata e di eliminare ogni ostacolo sul suo cammino. Compresa la sorella degli Shelby, Ada, ora deputata al posto di Tommy.
“The Immortal Man” sta spaccando la critica, più ancora del pubblico che sta riservando al film recensioni generalmente positive. La principale obiezione all’opera diretta da Tom Harper è il suo essere enormemente legata alle sei stagioni che l’hanno preceduta, tanto da risultare quasi incomprensibile per coloro che si fossero avvicinati ai Peaky Blinders proprio in quest’occasione. La considerazione è corretta, ma è chiaro che questo film arriva per concludere, non per iniziare. Tommy Shelby, mai così spettrale, torna solo per portare a compimento la sua vicenda di uomo, di patriota e di padre. La dinamica tra lui e il figlio Duke è uno degli elementi chiave della vicenda: il giovane è chiamato a un salto di qualità, ovvero passare dall’essere una specie di guappo al degno erede della dinastia criminale. Intanto, intorno a loro, c’è un’atmosfera di morte che impregna tutto e che fa dubitare quasi che le vicende mostrate sullo schermo siano reali e non si tratti di un lungo, allucinante incubo del protagonista.
“The Immortal Man” si gioca soprattutto sul piano simbolico. Pensieri, azioni e decisioni sono allegorie, importanti per le chiusure delle trame e dei fili narrativi aperti nel 2013. Le parole sono profonde, definitive, i gesti arrivano ad assumere i contorni di un rituale. Tommy Shelby ha un destino che si deve compiere e un posto, nell'immaginario collettivo, davvero immortale.
L’uscita di scena di Arthur Shelby per i guai giudiziari dell’attore che lo interpreta, Paul Anderson, ha dei richiami eccellenti che arrivano fino a “Il Padrino - parte II”, senza purtroppo la straordinaria potenza narrativa del film di Coppola. Per il resto, Knight e Harper hanno congegnato un prodotto che riprende i punti di forza della saga, senza mirare al capolavoro assoluto come era sembrato possibile, a più riprese, anni fa. A parte qualche debolezza, come quella appena citata, è con un buon film come questo che si conclude, dopo 13 anni, la cavalcata dei Peaky Blinders. Nel mezzo di un gelido inverno.



