Jack Rush omaggia Duchamp

Il singolo "Rrose Sélavy" è zeppo di riferimenti artistici, declinati in chiave rock.
Il singolo "Rrose Sélavy" è zeppo di riferimenti artistici, declinati in chiave rock.
LUGANO - Con "Rrose Sélavy", il suo nuovo singolo, Jack Rush ci trascina nel puro campo dell'Arte (quella con la A maiuscola). Il brano è infatti una diretta citazione dell'alter ego femminile di Marcel Duchamp, pittore e scultore che forse più di ogni altro ha contribuito a rivoluzionare il linguaggio artistico nel secolo scorso.
Il brano è un tuffo nell'arte moderna, con la citazione di alcuni dei principali movimenti del Novecento. Qualcosa, insomma, che non s'incontra spesso nell'ambito della musica popolare. Il cantautore ticinese di origine statunitense ha spiegato così le sue motivazioni.
Cosa rappresenta Rrose Sélavy per te?
«Duchamp è l'arte concettuale, del ready made. Per me incarna la rottura degli schemi, così nel brano ho tentato di rispecchiare questo suo pensiero. Nella composizione sembra una canzone rock come altre, ma rispetto ai miei precedenti lavori è più tagliente, "cattiva". Sono in una fase in cui mi prende la voglia di esprimermi con maggiore incisività».
Tatum Rush, tuo figlio, ha studiato arte e ne ha parlato in varie canzoni. È una passione che condividete? Sei stato tu a trasmettergliela, oppure è stato lui a farti conoscere questo universo?
«È stato lui a introdurmi all'opera di Marcel Duchamp. Per natura sono molto curioso, così ho fatto una piccola ricerca ed è nata questa canzone. Ma il primo accenno risale a quando era studente a Ginevra».
Hai dedicato la canzone «alla coraggiosa comunità LGBTQ+, così vitale per la resistenza contro l'autoritarismo».
«Mi è sembrata una buona occasione per attirare l'attenzione su quanto accade in quest'epoca buia, con l'ondata di populismo di estrema destra specialmente negli Stati Uniti. È una comunità che ha sempre mostrato molto coraggio. In passato non sono sempre stato molto rispettoso, specialmente da giovane. Nel corso degli anni ho cambiato mentalità».
Nella copertina del disco giochi con l'iconica fotografia di Duchamp nei panni di Sélavy: è più un omaggio o una provocazione?
«È un omaggio, in tutta umiltà. Non mi permetterei mai di paragonarmi a lui! Mi piaceva però avere un richiamo fin dalla foto, che nell'originale fu scattata da Man Ray - che cito nel testo».
Musicalmente è quanto di più classic rock possiamo ascoltare ultimamente: cosa dici a chi pensa che il rock sia morente, se non già proprio morto?
«Nelle classifiche non lo troviamo ai primi posti, ma ci sono ancora tanti fan del rock e i concerti sono sempre pieni. Ci sono tantissimi artisti indie, pop o hip hop - e molti sono bravissimi e mi piacciono molto. Ma vedo che il rock continua a piacere non solo a me, ma anche ai giovani».
Al momento stai lavorando a qualcosa?
«Sì, a un secondo album. Uscirà nel corso del 2026 e sarà anticipato da un paio di singoli».





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