CONFRONTO
21.02.2018 - 06:000
Aggiornamento 14:52

Abbiamo provato tutte le Mini John Cooper Works in un colpo solo

Indecisi su quale scegliere? La nostra prova effettuata su strada e in pista vi aiuterà a fare chiarezza.

Perché proprio una John Cooper Works?
La sete di sportività e di prestazioni, come sappiamo, non si esaurisce mai e sembra non conoscere limiti. E quindi ci chiediamo: perché no? Ovviamente qualcuno potrebbe essere già servito e riverito con una “tranquilla” Cooper S da 192 cavalli, alla quale certo non mancano né le prestazioni né il divertimento di guida; tuttavia sappiamo anche che c’è sempre chi apprezza quel sottile valore aggiunto dato da una messa a punto più sportiva e qualche cavallo in più. Nella fattispecie la potenza aumenta sensibilmente: nel vano motore alloggia un 2 litri turbo che eroga 231 cavalli (39 in più) e 320 Newtonmetri di coppia, il quale di fatto è il motore più potente mai innestato sotto il cofano di una Mini. Un propulsore che nel migliore dei casi è capace di farle toccare una velocità massima di 246 km/h e rassicurare uno scatto da 0 a 100 km/h in appena 6,1 secondi. A tale incremento di potenza è corrisposto ovviamente un adattamento di tutte quelle componenti che si occupano di tenerla aggrappata al suolo: assetto, sterzo e impianto frenante sono stati rivisti in ottica prestazionale, con quest’ultimo che all’avantreno vanta una pinza fissa a quattro postonicini marchiata Brembo. Oltre ad un’estetica incattivita per tutti i modelli e un interno dedicato che spicca per i sedili sportivi con poggiatesta integrato e i numerosi accenti rossi, è giusto sapere che la caratterizzazione estetica è in parte finalizzata al miglioramento della resa tecnica: laddove nelle altre Mini ci sono i fendinebbia e le luci diurne ora si trovano ora delle prese d’aria per assicurare il corretto flusso d’aria ai radiatori supplementari che regolano il livello termico dei gruppi secondari nonché ai freni. Certo tutto questo ben di Dio non è proprio regalato, tanto che la più economica tra le quattro parte da 38’600 CHF. Le versioni John Cooper Works sono disponibile per la Mini “classica” a tre porte, la Cabrio, la Clubman e la Countryman. Tutte e quattro possono esse equipaggiate con un cambio automatico mentre Clubman e Countryman possono disporre pure della trazione integrale ALL4.

Quali sono le differenze alla guida?
Iniziamo con la Countryman, sulla carta probabilmente la meno indicata a portare il marchio John Cooper Works essendo la più alta, la più grande e la più pesante. In realtà lo sterzo consistente infonde sin da subito una bella sensazione rassicurante, mantenendo sempre una bella percezione della direzione in cui punta l’avantreno. Forte di un assetto ben bilanciato ed equilibrato nella configurazione di base, selezionando la modalità di guida “Sport” lo sterzo acquisisce ancora più carico e le sospensioni adattive (optional) si irrigidiscono meglio sostenendo la Countryman nei percorsi più veloci. Il risultato è una guida di qualità, ben studiata, e un’ottima motricità in uscita di curva grazie alla trazione integrale. Il cambio automatico ci ha invece deluso un po’ in quanto nelle scalata non sempre è veloce quanto dovrebbe e il motore, pur prestante, non incolla particolarmente al sedile. Considerando la Countryman è una Mini di stampo “famigliare” e che il suo valore aggiunto risiede nello spazio a bordo e nella capacità del bagagliaio, il verdetto globale non è per nulla malvagio.

Le impressioni raccolte con la Countryman rispecchiano grossomodo anche la Clubman, la quale tuttavia si dimostra un pochino più agile tra le curve, come del resto suggerisce pure la sua fisionomia.

Il massimo del piacere di guida lo si ritrova ovviamente nella Mini classica, quella con tre sole porte e il tetto rigido. Il minor peso esalta ora le prestazioni che si fanno assai vivaci - proprio come ce l’aspettavamo! Ad essere sorprendente è la motricità in uscita di curva in quanto le Pirelli PZero trovano sempre aderenza (sull’asciutto) senza troppe reazioni di coppia al volante. Anche in questo caso si conserva uno sterzo consistente e preciso. Rispetto ad altre concorrenti della sua categoria spicca per la compostezza e la maturità con cui affronta le curve, sia su strada che tra i cordoli. Ben piantata a terra, rassicura con la sua stabilità pur permettendo, a chi lo desidera, di avvalersi del retrotreno per facilitare gli inserimenti in curva, essendo quest’ultimo sensibile al tiro-rilascio ma senza mai destare troppe preoccupazione o inutli ansie. I freni resistono peraltro molto bene all’affaticamento e gli pneumatici non sembrano soffrire più di tanto nemmeno un uso ragionato su circuito.

Nonostante gli scetticismi anche la Cabrio ricorda molto da vicino la tre porte, sebbene tra tutte le Mini John Cooper Works provate è quella con lo sterzo più leggero. La reattività è notevole e il telaio non soffre le sollecitazioni, e più in generale spiccano anche in questo caso motricità e compostezza. Il vantaggio di viaggiare con i capelli al vento? Quello di sentire ancora meglio il coinvolgente sound emesso dall’impianto di scarico specifico.

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Ultimo aggiornamento: 2018-09-26 09:28:56 | 91.208.130.86