La Nato sulle spine, «ma per ora da Trump solo parole»

Tensioni tra Washington e alcuni alleati Nato, ma nessun vero cambio di rotta su cooperazione e difesa comune.
BRUXELLES - Donald Trump è "molto deluso" di alcuni alleati della Nato. Il segretario generale Mark Rutte, da Washington, ribadisce l'ovvio dopo che il tycoon è tornato, nuovamente, ad attaccare l'Alleanza.
"Non facciamo certo finta che tutto vada a gonfie vele", ha detto nel corso dell'intervento al Ronald Reagan Presidential Foundation Institute. "Quasi tutti gli alleati" - ha però assicurato - hanno "ascoltato" le sue richieste e hanno reagito, "facendo tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono". L'esempio principale è la coalizione per lo stretto di Hormuz, guidata da Londra, che si sta preparando ad entrare in azione, "non appena possibile".
Insomma, un fiume di parole ma in sostanza nulla di nuovo. Trump minaccia e insulta, Rutte fa ciò per cui è stato assunto, ovvero il pompiere, e la nave va, pur tra perpetue indiscrezioni di apocalissi. Il Wall Street Journal riporta ad esempio che la Casa Bianca starebbe pensando a ritorsioni contro gli alleati che si sono mostrati restii ad intervenire in Iran spostando le truppe Usa in nazioni più virtuose. Si vedrà.
"Sino adesso non si è notato nessun cambio di rotta da parte degli Stati Uniti, quelle di Trump sono solo parole", confida una fonte alleata all'ANSA. La cooperazione continua e la promessa di "zero sorprese" avanzata all'inizio della nuova amministrazione - ovvero di tenere informati per tempo gli alleati di qualsiasi modifica nella postura di difesa degli Usa in Europa - è stata mantenuta. Non solo. La temuta forte riduzione delle forze armate Usa dislocate nel Vecchio Mondo non si è materializzata.
Gli Usa, altra indiscrezione, sulla missione a Hormuz vanno in pressing e chiedono impegni precisi in tempi brevi. Tanto che c'è chi ipotizza persino un ruolo della Nato, anche per compiacere Trump. "Se possiamo aiutare siamo qui", azzarda Rutte incalzato sul punto, "ma credo che dovremo procedere per gradi, perché ciò richiede un accordo tra tutti gli alleati". Che non c'è.
Dunque - assicurano diverse fonti - si procederà con il formato della coalizione dei volenterosi. La Germania (che ospita il grosso delle forze Usa di terra e di aria in Europa) è senz'altro in grande apprensione. "Non voglio alcuna divisione della Nato: è la garante della nostra sicurezza, dobbiamo mantenere il sangue freddo", ha affermato non a caso il cancelliere Friedrich Merz, che ha chiamato Trump per ribadirgli il sostegno alla missione a Hormuz - "dopo la pace", ovviamente.
Il rischio d'incidenti di percorso, con Trump, è alto e quindi si tende a ridurre al minimo le occasioni di scontro. Il vertice di luglio di Ankara, ad esempio, sarà alquanto breve e la presenza di Volodymyr Zelensky non è scontata, sempre a causa delle freddezza americana (c'è, a dire il vero, pure il tema di cosa offrire, in concreto, al presidente ucraino).
Ma conforta il fatto che l'opinione pubblica americana sia largamente favorevole alla Nato ed essenzialmente contraria al suo pensionamento. Riguardo poi alla minaccia degli spostamenti interni, c'è grande scetticismo, perché impiegherebbero molto tempo, costerebbero molto denaro ai contribuenti e ad ogni modo non indebolirebbero la Nato.
"L'Europa - ha ricordato Rutte a Washington - si sta assumendo una quota maggiore e più equa del compito di provvedere alla propria difesa convenzionale, e da questo punto non si potrà tornare indietro, né si dovrebbe: si tratta del passaggio da una malsana co-dipendenza, sviluppata dopo la fine della Guerra Fredda, a un'alleanza transatlantica fondata su un vero partenariato". Insomma, ribadire, puntualizzare, adulare quando serve e portare pazienza.



