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Le prime dichiarazioni di Ousseynou Sy durante l'interrogatorio
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MILANO
22.03.2019 - 09:110
Aggiornamento : 11:37

L’attentatore del bus: «Ho fatto tutto da solo e lo rifarei»

Durante l’interrogatorio Ousseynou Sy ha spiegato i motivi del suo gesto: «Voi bianchi ci avete invaso e distrutto. E ora ci respingete».

MILANO - Emergono le prime dichiarazioni di Ousseynou Sy rilasciate durante l’interrogatorio di fronte al coordinatore del pool anti terrorismo della Procura Alberto Nobili e dal pm Luca Poniz.

L’uomo, che ricordiamo ha  dirottato e incendiato un autobus con a bordo 51 bambini e due adulti mercoledì a San Donato Milanese, ha spiegato quale fosse il suo obiettivo. Voleva fare un’azione dimostrativa dopo il mancato sbarco di 49 persone. «Volevo fermare quello che sta accadendo e salvare vite umane. Nessuno mi ha chiesto o suggerito niente. Sono laico e autonomo. Avevo postato un video su YouTube in cui mi lamentavo di quello che sto vedendo».

Sulle sue reali intenzioni Ousseynou Sy ha spiegato che non voleva fare male a nessuno. Il suo programma era di arrivare sulla pista di Linate con i bambini che avrebbe usato come scudo e da lì partire in aereo per l’Africa in modo clamoroso.

«Volevo fare parlare di me e delle mie finalità. Ho portato una tanica di benzina come protezione per evitare che mi sparassero. La benzina era sparsa sul pavimento dall’inizio».

Alla domanda perchè proprio quegli studenti Ousseynou Sy ha risposto che non si è trattata di una scelta precisa. «Avevo avuto molte occasioni per fare del male e non l’ho fatto. Ho detto “andiamo a fare un giro, se state buoni non accadrà nulla”. Mentre viaggiavamo ho spiegato perché lo facevo e ho parlato dell’Africa. Li ho minacciati con un coltello da cucina e la benzina, non avevo una pistola. Quando sono arrivati i Carabinieri c’è stata grande agitazione e ho creduto che finisse molto male. È stato lo scontro con la macchina dei Carabinieri a far partire l’incendio, non io, perché l’accendino che avevo era rotto».

Il Corriere della sera riporta pure le prime parole pronunciate dall’uomo subito dopo l’arresto: «Voi bianchi che ci avete invaso e colonizzato, ci avete distrutto e ora ci respingete, facendoci morire nel Mediterraneo» e ha subito tenuto a precisare che non si sente pentito di quello che ha fatto. «Nessun pentimento - ha dichiarato in auto durante il trasporto - era una cosa che dovevo fare e che rifarei. Cento volte. Perché l’ho fatto? Per mandare un segnale all’Africa. Gli africani devono restare in Africa».

Può colpire ancora - Ousseynou Sy, il 47enne che due giorni fa nel milanese ha dirottato il bus che guidava con 51 bambini e tre adulti a bordo e poi gli ha dato fuoco, potrebbe colpire ancora e fare altre azioni simili.

Ne è convinta la procura milanese che nella richiesta di custodia in carcere ha indicato il pericolo di reiterazione del reato di strage come esigenza cautelare. Per gli inquirenti fu lui ad appiccare il fuoco al pullman, mentre Sy sostiene che le fiamme sono divampate accidentalmente.

Come esigenza cautelare nella richiesta, inoltrata al giudice per le indagini preliminari, che oggi pomeriggio interrogherà Sy, ha indicato per la misura in carcere il pericolo di reiterazione del reato, ossia il fatto che l'ormai ex autista di bus, se rimesso in libertà, potrebbe compiere altre azioni dello stesso tenore, anche perché non ha mostrato finora alcun segno di pentimento.

Anzi, Sy ha rivendicato il suo «gesto eclatante» come «segnale per l'Africa» e contro le politiche sui migranti dell'Italia e dell'Ue. Gli inquirenti sono convinti, inoltre, che l'uomo, che aveva già cosparso il bus col gasolio nelle fasi del dirottamento, abbia appiccato il fuoco prima che i carabinieri riuscissero a bloccarlo e mentre i primi bambini riuscivano ad uscire dal bus dai finestrini e a salvarsi. Un elemento di conferma sta nella mano ustionata di Sy.

Da quanto si è saputo, gli investigatori stanno ancora lavorando per recuperare il video-manifesto con cui Sy aveva annunciato la sua azione ad alcuni suoi contatti italiani e senegalesi sul suo canale privato di YouTube, dove si presentava col nome di 'Paul Sy'.

Agli inquirenti, infine, stando a quanto riferito, non risulta un precedente tentativo di dirottamento di un bus da parte dell'uomo qualche giorno prima di quello riuscito. E l'ex moglie dell'uomo, già sentita dalla procura, non avrebbe saputo fornire indicazioni utili alle indagini.

KEYSTONE/EPA (Daniel Dal Zennaro)
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