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02.08.2021 - 07:000
Aggiornamento : 08:55

Il ritorno a scuola in Europa passa dal vaccino ai ragazzi

Cresce nei vari Paesi la pressione per vaccinare gli adolescenti. E in Grecia c'è anche un premio in denaro

MILANO - Con l’avanzare della campagna vaccinale, scende l’età media delle persone che possono accedere ai vaccini anti Covid. Seppur sempre tra mille dubbi e lo scontro diffuso ormai con i no vax, nei vari paesi dell’Europa, ma anche nel resto del mondo, i governi stanno approntando delle campagne ad hoc per richiamare il maggior numero di giovani e adolescenti specie in vista della riapertura delle scuole che, come ribadito dai vari ministri, si cercherà in tutti i modi di avviare in presenza e non, come è stato il caso dell’Italia, in didattica a distanza.

I numeri italiani - Lo ha ribadito recentemente il commissario all’emergenza Covid nella Penisola, il generale Francesco Paolo Figliuolo: «Per un ritorno in presenza, i genitori vaccinino i figli». In Italia, su una platea di oltre 4,6 milioni di adolescenti tra 12-19 anni, il 29% ha ricevuto almeno una dose (1,35 milioni di ragazzi); quasi il 14% ha completato il ciclo vaccinale (circa 640mila persone). Attualmente per la fascia tra i 12 e i 17 anni l’unico siero autorizzato dall’Aifa è Pfizer, ma è probabile che da qui a breve si aggiunga anche Moderna che ha già incassato il “sì” da Ema. 

Dagli Usa alla Cina - I primi ad autorizzare i vaccini a partire dai 12 anni sono stati gli Stati Uniti, già a metà maggio. Secondo i dati pubblicati dal Cdc (Center for Disease Control), riferiti dall’Adnkronos, a metà luglio, il 33% di questa fascia di popolazione ha ricevuto una dose e il 25% è completamente immunizzato. La percentuale sale tra i 16-17 anni, dove arriva a 45% con una dose e 37% completamente immunizzati. E mentre Pfizer e Moderna sono in dirittura d’arrivo per la sperimentazione dei vaccini sui bambini, in Cina a giugno le autorità sanitarie hanno autorizzato i vaccini Sinovac e Sinopharm tra i 3 ed i 17 anni, anche se non è ancora non iniziata la vaccinazione tra i più piccoli.

La situazione in Europa - La Francia ha fatto da apripista dando l’ok alle vaccinazioni ai teenager dal 15 giugno scorso: in 40 giorni, il 19,6% dei 12-17enni ha ricevuto una dose, il 9,7% due dosi. In Spagna c’è l’ok dal 25 giugno, ma si partirà da settembre, con l’indicazione però che la fascia dei giovanissimi non è prioritaria: Madrid prevede di iniziare a inoculare le dosi ai dodicenni due settimane prima della ripresa delle lezioni, a settembre. Nel Regno Unito le somministrazioni sono autorizzate, ma dal 19 luglio il vaccino è raccomandato solo agli under 17 fragili, accogliendo la raccomandazione della Joint Committee on Vaccination and Immunisation. Stessa cosa in Germania. Nonostante nelle ultime settimane si sia registrata una netta ripresa dei contagi dovuta soprattutto alle infezioni di giovani tra i 15 e i 34 anni, secondo il Robert Koch Institute. Vaccinazione raccomandata solo per bimbi e adolescenti con patologie pregresse, sebbene sia possibile su consiglio medico, in base alle scelte individuali e previa accettazione del rischio. Identica situazione in Svezia e Finlandia. Norvegia e Irlanda, invece, sono in attesa di autorizzazione.

I greci pagano chi la fa - Autorizzazione senza vincoli anche in Estonia, che prepara la campagna per l’autunno; la Lituania, che l’ha già iniziata; l’Ungheria, che a metà maggio ha iniziato a vaccinare i ragazzi tra i 16 ed i 18 anni; l’Austria, che ha l’obiettivo di vaccinare 340mila ragazzi entro la fine di agosto; e ancora Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Romania e Bulgaria. Singolare il caso della Grecia che ha deciso di dare un incentivo di 150 euro agli under 25 che si vaccinano, mentre dal 22 luglio via libera agli over 15.

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