la rada
Sabato 18 gennaio apre i battenti la mostra retrospettiva degli ultimi 20 anni di lavori di Davide Cascio.
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LOCARNO
14.01.2020 - 06:000

Davide Cascio, 20 anni di collages

La mostra negli spazi de la rada apre i battenti il 18 gennaio

di Redazione

LOCARNO - A 13 anni dalla mostra per il Premio Manor Ticino, Davide Cascio torna a presentare al pubblico ticinese il proprio lavoro in una mostra monografica che ripercorre vent’anni della sua produzione, focalizzandosi su uno dei linguaggi che l’artista pratica da sempre con grande assiduità: il collage.

La mostra che sarà inaugurata sabato 18 gennaio alle 18 - ospitata negli spazi de la rada, a Locarno, e curata da Elio Schenini - si propone di documentare, attraverso un centinaio di opere, la centralità della pratica del collage per la riflessione artistica di Davide Cascio (1975), una delle figure di primo piano della scena artistica ticinese degli ultimi decenni. Il collage è infatti da sempre la tecnica prediletta dall’artista, quella con cui dà vita alle proprie invenzioni visive e grazie alla quale nascono e prendono corpo i temi che poi vengono tradotti in cicli più ampi o in grandi installazioni ambientali, nelle quali i singoli collage sono spesso integrati.

Fin dai suoi esordi, nei primi anni duemila, il lavoro di Davide Cascio si presenta come il frutto di una ricerca complessa, ricca di rimandi e riferimenti, in cui si intrecciano motivi tratti non solo dal mondo delle arti visive, ma anche da quelli dell’architettura, del design, della letteratura, della filosofia, del cinema e della cultura popolare di massa.

Il suo modo di operare si caratterizza per un procedimento associativo che gli permette di ricomporre e rielaborare elementi provenienti da contesti storici e culturali molto diversi tra loro all’interno di complesse costruzioni spaziali che possono apparire allo spettatore come dei modelli o dei prototipi di futuribili strutture architettoniche. I lavori ambientali di Cascio si presentano infatti spesso come concretizzazioni di strutture possibili, ipotesi di «architetture mentali» che lo spettatore è invitato a esplorare e decifrare, per ricostruire percorsi di pensiero che seguano traiettorie inconsuete lungo il filo delle esperienze che hanno segnato la modernità e le sue aspirazioni utopiche.

Se le “architetture mentali” di Davide Cascio si traducono spesso in ampie installazioni spaziali, la loro origine è però legata in primo luogo all’esercizio costante di una tecnica non a caso strettamente legata alla nascita del modernismo qual è appunto il collage. L’accostamento e la sovrapposizione di immagini fotografiche e parole provenienti da riviste di moda, di costume o di architettura degli anni Sessanta e Settanta, serve all’artista per delineare paesaggi utopico-futuristici dominati da un’atmosfera a metà tra Pop art e Costruttivismo. Nelle opere di Cascio, il recupero e la riattualizzazione del pensiero modernista, di cui cerca di riprendere la lezione individuandone però allo stesso tempo i limiti, si concretizza nel tentativo di indagare la dicotomia tra l’immaginario della cultura di massa e le forme primarie e assolute dell’astrazione geometrica.

La riflessione sui temi architettonici, così frequente nei lavori di Davide Cascio ha, del resto, un importante punto di riferimento nelle esperienze dell’Architettura radicale degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Esperienze che offrono all’artista non solo una fenomenologia linguistica (anche in questo caso largamente fondata sul collage) cui fare riferimento, ma soprattutto un quadro teorico nel quale iscrivere la propria concezione della prassi artistica come luogo dove sperimentare l’azione del pensiero utopico.

Negli ultimi anni, l’applicazione dei meccanismi linguistici del collage si è andata espandendo dalla bidimensionalità del supporto cartaceo a quella tridimensionale dello spazio fisico. Hanno così avuto origine una serie di sculture e interventi architettonici realizzati con materiali retrò come laminati plastici e moquette che traspongono il principio del collage in un contesto spaziale. Nella mostra questo aspetto è rappresentato da un intervento murale realizzato espressamente per l’occasione.

Davide Cascio - Nato nel 1975 a Lugaggia (Capriasca), tra il 1992 e il 1996 frequenta il Centro scolastico industrie artistiche (CSIA) di Lugano per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si diploma nel 2000. Tra il 2000 e il 2001 risiede al Cairo, approfondendo la conoscenza dell’arte islamica. Dal 2004 al 2006 torna a soggiornare nella capitale italiana come membro dell’Istituto Svizzero di Roma. Nel 2005 ottiene il Premio della Fondazione Vordemberge-Gildewart, mentre due anni dopo, in occasione dell’assegnazione del Premio culturale Manor Ticino, il Museo Cantonale d’Arte ospita una sua personale. Nel 2007 e nel 2008 figura tra gli artisti premiati agli Swiss Art Awards, esponendo le sue opere alla Kunsthalle di Basilea (2008) e al Kunsthaus Glarus (2009). Dopo un soggiorno a Zugo nell’ambito di una residenza promossa dalla fondazione Landis & Gyr, nel 2009 viene ammesso al Pavillon del Palais de Tokyo a Parigi per una residenza internazionale. Da allora risiede stabilmente in Francia, dove partecipa ad altre residenze d’artista: nel 2011 a Marsiglia (Astérides), nel 2012 a Bourges (La Box, École nationale supérieure d’art) e nel 2014 a Parigi (Fondation d’entreprise galleries Lafayette). Nel 2011 il Kunstmuseum Thun gli ha dedicato un’importante esposizione in coppia con Peter Stämpfli. Dal 2015 al 2019 è stato dottorando SACRe ENS/PSL (borsa ENSBA) a Parigi.

Mostra realizzata con il contributo di Banca Stato e Ernst und Olga Gubler-Hablützel Stiftung. Resterà aperta fino al 15 febbraio 2020.

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Ultimo aggiornamento: 2020-09-29 16:53:31 | 91.208.130.85