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«Iniziativa del caos»: ecco il comitato contro il "No a una Svizzera da 10 milioni"

Il Comitato ticinese contro l'iniziativa al voto il 14 giugno si è riunito oggi in conferenza stampa e ha esposto le sue argomentazioni.
USS
Fonte Unione sindacale svizzera (USS)
«Iniziativa del caos»: ecco il comitato contro il "No a una Svizzera da 10 milioni"
Il Comitato ticinese contro l'iniziativa al voto il 14 giugno si è riunito oggi in conferenza stampa e ha esposto le sue argomentazioni.

BELLINZONA - In vista della votazione del 14 giugno sull’iniziativa popolare federale “No a una Svizzera da 10 milioni!” si è tenuta oggi la conferenza stampa del Comitato unitario costituitosi in Ticino per contrastare questo progetto.

Quella che viene definita «l'iniziativa del caos» «non solo è pericolosa sul piano sociale ed economico, perché metterebbe a repentaglio salari, posti di lavoro e qualità del servizio pubblico, ma è anche profondamente divisiva e discriminatoria», si legge nel comunicato stampa odierno. «Dietro lo slogan si nasconde infatti una visione che punta a escludere, colpevolizzare e marginalizzare le persone straniere, alimentando paure e tensioni sociali invece di affrontare i problemi reali. Abbiamo ritenuto quindi fondamentale costruire una risposta ampia e unitaria, capace di difendere i diritti di tutte e tutti e contrastare ogni deriva razzista».

Aderiscono al Comitato: USS Ticino e Moesa, Unia Ticino, VPOD Ticino, SSM Svizzera italiana, syndicom Ticino e SEV Ticino, il Partito Socialista Ticino, i Verdi del Ticino, il Movimento per il Socialismo, Partito Comunista Svizzero, Partito operaio e popolare, Forum Alternativo, Collettivo Scintilla, Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti SISA, Mendrisiotto Regione Aperta e Soccorso Operaio Svizzero SOS Ticino.

Il Comitato unitario asserisce:
Basta soluzioni sbagliate da parte di chi è responsabile dei problemi che finge di risolvere!
I promotori dell'iniziativa sono da sempre contrari alla protezione dell'ambiente, compiacenti con la speculazione immobiliare, contrari alla diminuzione del traffico stradale e indifferenti al sovraffollamento dei mezzi pubblici. Sollevano problemi reali, ma oggi vogliono illuderci di risolverli con la caccia allo straniero. Una strategia che non risolve nulla e che serve solo a dividere chi lavora, permettendo a chi detiene il potere di continuare ad arricchirsi indisturbato.

Diciamo NO allo smantellamento dei diritti di chi lavora!
Le misure di accompagnamento alla libera circolazione non hanno protetto a sufficienza il mercato del lavoro ticinese. Dumping salariale e licenziamenti sostitutivi impoveriscono il territorio e preoccupano legittimamente chi lavora. Ma privarsi anche di quelle poche misure disponibili, quali ad esempio i CCL di forza obbligatoria con salari minimi validi per tutte e tutti o le leggi sulla responsabilità delle aziende che lavorano in subappalto, sarebbe un grave passo indietro e le condizioni lavorative di tutte e tutti noi sarebbero ulteriormente peggiorate.

Diciamo NO a un nuovo attacco alle pensioni e al loro finanziamento
Limitare il numero dei lavoratori che finanziano il sistema pensionistico, significa privare lo stesso dei soldi necessari alla sua sostenibilità, il che inevitabilmente porterebbe a nuove proposte di peggioramento. A maggior ragione in un periodo in cui arrivano all'età della pensione i cosiddetti “baby boomers". Votiamo NO a difesa delle nostre pensioni!

Diciamo NO a un drastico peggioramento dei diritti degli stranieri residenti in Ticino
Questa iniziativa è contro la tradizione svizzera di accoglienza: il diritto all'asilo e altri diritti fondamentali saranno intaccati. Le persone straniere rischiano di venir espulse o di vedersi negare il ricongiungimento familiare, in violazione dei diritti umani.

Diciamo NO a un aumento di permessi precari e di lavoratori frontalieri
Con la cancellazione del diritto al ricongiungimento familiare molti lavoratori stranieri residenti in Ticino si trasformerebbero in frontalieri. In generale, non potendo più accogliere persone residenti in maniera permanente, l’economia sarebbe costretta ad assumere lavoratori con permessi di soggiorno precari (permessi L) e frontalieri (permessi G) favorendo il dumping salariale. La limitazione dei permessi più stabili (C e B) favorirebbe inoltre immigrazione illegale e lavoro nero. Altro che difendere la Svizzera, questa iniziativa impoverirebbe ancora di più il territorio, peggiorando ulteriormente il problema del traffico sulle strade del cantone.

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