Cultura indipendente, l’UDC incalza: «Spesa giustificata?»

I democentristi interrogano il Consiglio di Stato sui progetti promossi dal DECS.
BELLINZONA - Un nuovo intervento a sostegno della cultura indipendente finisce sotto la lente della politica cantonale. Con un’interpellanza il gruppo UDC (prima firmataria Lara Filippini) solleva una serie di interrogativi sulla sostenibilità e sull’opportunità dei progetti promossi dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS).
Al centro della discussione vi è la proposta, comunicata ai Comuni ticinesi il 23 aprile 2026, di introdurre un bando di concorso per incentivare la messa a disposizione di spazi destinati alla cultura indipendente. Il modello prevede un cofinanziamento cantonale pari al 50% delle spese locative sostenute dai Comuni, fino a un massimo di 30mila franchi annui per progetto.
L’iniziativa si inserisce nelle Linee cantonali di politica culturale 2024-2027 e trova fondamento in uno studio dell’Osservatorio culturale del Cantone Ticino, che evidenzia una crescente domanda di spazi accessibili e condivisi tra operatori del settore. Tuttavia, secondo i firmatari dell’interpellanza, il contesto finanziario attuale impone una riflessione più prudente.
Il Cantone si confronta infatti con un disavanzo strutturale e con la necessità di contenere la spesa pubblica. In questo scenario, i deputati chiedono se sia giustificato destinare risorse – seppur limitate per singolo progetto – a iniziative la cui efficacia non è ancora chiaramente dimostrata. Il timore è quello di una dispersione di fondi in interventi frammentati e di utilità limitata.
Tra le principali preoccupazioni figura anche il rischio di inefficienze: senza criteri rigorosi di verifica, contributi significativi potrebbero essere concessi anche in presenza di un utilizzo solo parziale degli spazi finanziati. Da qui la richiesta di chiarimenti su strumenti di controllo, indicatori di efficacia e modalità di valutazione dei risultati.
L’interpellanza entra nel dettaglio con una serie di domande rivolte al Consiglio di Stato. Si chiede, tra l’altro, quale sia il livello di adesione dei Comuni al questionario preliminare, quale potrebbe essere l’impatto finanziario complessivo della misura e su quali basi essa venga considerata un investimento efficiente.
Particolare attenzione è posta anche sulla sostenibilità per i Comuni, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni, chiamati a coprire metà dei costi. I firmatari chiedono inoltre chiarimenti sul ruolo delle associazioni di categoria e sui criteri che ne definiranno l’accesso ai fondi.
Infine, viene sollevata una questione politica più ampia: in un contesto di risorse limitate, questa misura rappresenta davvero una priorità? E il Governo è disposto ad assumersi la responsabilità di mantenerla anche qualora si rendessero necessari tagli in altri settori?
Con questa interpellanza, i deputati chiedono dunque al Consiglio di Stato di chiarire non solo gli aspetti tecnici del progetto, ma anche la sua coerenza con le attuali priorità finanziarie del Cantone.



