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Salario minimo, approvato il compromesso

L'aula del Gran Consiglio ha messo il sigillo sull'accordo elaborato dopo mesi di trattative
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Salario minimo, approvato il compromesso
L'aula del Gran Consiglio ha messo il sigillo sull'accordo elaborato dopo mesi di trattative

BELLINZONA - Non la chiameremo una formalità, per non sminuire l'importanza del tema. Ma senza sorprese, il Gran Consiglio ha dato oggi il via libera al compromesso sul salario minimo, vidimando in aula l'accordo raggiunto alla fine del mese scorso tra le forze politiche, dopo mesi di lunghe trattative.

Il plenum ha accolto con 68 voti favorevoli (quattro i contrari, due gli astenuti) i contenuti del rapporto della Commissione della gestione e finanze - un sostanziale controprogetto alle due iniziative presentate nel 2021 dal Movimento per il socialismo (MPS) — che, in estrema sintesi, fissa la retribuzione minima in una forchetta compresa tra 20,50 e 21 franchi a partire dal 1° gennaio dell'anno prossimo (per poi salire, dal 2029, tra le soglie di 21,75 e 22,25 franchi) e ne ricalibra il primato rispetto ai Contratti collettivi di lavoro.

In precedenza erano state bocciate le due iniziative presentate dall'MPS: la prima, che chiedeva la modifica dell'articolo 13 della Costituzione ticinese, è stata bocciata con 67 voti contrari, 11 favorevoli e un astenuto. La modifica dell'articolo 3 ha ricevuto poi 69 No, contro 12 Sì e un'astensione. Anche il voto sui 10 emendamenti presentati è stato del medesimo tenore.

Gli effetti? Ci vorrà del tempo
Un tema sensibile, quello del mercato del lavoro, come ha ricordato il consigliere di Stato Christian Vitta, che ha lodato «la convergenza tutt'altro che scontata» che si è formata in merito al rapporto discusso oggi. «È un dato politico significativo che merita di essere sottolineato e riconosciuto». Quali effetti avrà il salario minimo sulla realtà ticinese? Ci vorrà tempo per coglierne i benefici, ha affermato Vitta. «Vale a maggior ragione per le nuove soglie. Una valutazione completa e solida potrà quindi avvenire solo con il trascorrere di alcuni anni».

Complicazioni "bernesi"
Giochi fatti, quindi? Non proprio. O meglio, non del tutto. L'orizzonte, infatti, resta incerto per qualche migliaio di lavoratori in attesa di quello che verrà deciso a Berna nel corso della prossima sessione delle Camere federali, quando il Consiglio Nazionale sarà chiamato a esprimersi sulla mozione - già accolta dagli Stati - del "senatore" obvaldese Erich Ettlin che propone invece di accordare il primato ai CCL dichiarati di obbligatorietà generale.

Dovesse incassare il sì anche dalla Camera del Popolo — un'eventualità che, allo stato attuale, appare molto probabile — il disegno di legge passerà nelle mani del Consiglio federale. E il nodo, per quanto concerne il Ticino, sarebbe tutto nelle tempistiche. Perché, come sottolineato anche nel rapporto della Gestione, «l’attuale disegno di legge prende in considerazione il salario minimo cantonale in vigore al momento dell’entrata in vigore della nuova legge». In altre parole, se la modifica decisa a livello federale entrasse in vigore in una fase intermedia del percorso di aumento previsto dal diritto cantonale, il parametro di riferimento sarebbe "cristallizzato" sulla soglia di quel momento e non su quella prevista per il 2029.

La modifica, come precisato negli scorsi giorni anche dal presidente della Gestione, Fabrizio Sirica, andrebbe a toccare solo alcune categorie di lavoratori. E, in ogni caso, il probabile sì del Nazionale innescherà, da parte di Sinistra e sindacati, l'altrettanto probabile referendum.

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