«Mi auguro che a nessuno dia fastidio l’antifascismo»

Diritto a manifestare e il caso di sabato scorso: Badaracco mette i puntini sulle i
LUGANO - Il diritto di manifestare, prima ancora che una questione d’ordine pubblico, è un principio costituzionale. È da qui che riparte il vicesindaco Roberto Badaracco, intervenendo dopo le tensioni di sabato scorso a Lugano, dove un presidio antifascista non autorizzato e un contemporaneo raduno dell’estrema destra hanno riacceso il dibattito politico e istituzionale. Badaracco chiarisce a laRegione di non voler alimentare polemiche, ma di sentire il dovere di spiegare le perplessità espresse da una parte del Municipio sul metodo scelto dalla maggioranza.
Al centro delle critiche c’è la gestione del presidio antifascista: una manifestazione pacifica, svoltasi senza blocchi del traffico né disordini, ma circondata da un imponente schieramento di agenti in tenuta antisommossa e destinataria di un ultimatum che minacciava lacrimogeni e proiettili di gomma. Un ordine di dispersione poi rimasto lettera morta. Un paradosso istituzionale, lo definisce Badaracco: «Non si può ordinare la dispersione di un assembramento e poi non eseguirla poiché ci si rende conto che sarebbe stata del tutto sproporzionata e senza alcuna base legale. Allora meglio evitare certi proclami che poi restano inascoltati».
Il vicesindaco ricorda che a fine ottobre il Municipio aveva adottato linee guida precise per la gestione delle manifestazioni non autorizzate, fondate sui principi di legalità e proporzionalità. Regole tuttora in vigore, che prevedono l’intervento della polizia solo in caso di violenza, disordini o gravi perturbazioni della circolazione. Forzarle senza revocarle formalmente, sostiene, equivale a una prova di forza inutile e potenzialmente abusiva.
Ancora più controverso, agli occhi di Badaracco, il diverso trattamento riservato al gruppo neofascista, anch’esso privo di autorizzazione, che ha potuto muoversi con maggiore libertà, esibendo simboli e slogan, fino all’intrusione nella sede degli scout. Una disparità che alimenta confusione e tensione, proprio ciò che un ente pubblico dovrebbe evitare.
Da qui l’appello a una de-escalation e a un ritorno al rispetto delle regole costituzionali. «L’ente pubblico deve fungere da modello e non cadere nell’arbitrio», ammonisce, respingendo l’accusa – veicolata da alcuni ambienti della destra radicale – di complicità con l’illegalità. Il nodo, ribadisce, non sono i contenuti del presidio: «Mi auguro che a nessuno dia fastidio l’antifascismo, che dovrebbe essere un valore a destra, come a sinistra, come al centro». Il punto fermo resta uno: in uno Stato di diritto, il diritto di manifestare non può essere represso manu militari solo perché scomodo. E a Palazzo Civico, intanto, la frattura politica resta aperta.



