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CANTONE
23.06.2020 - 15:350
Aggiornamento : 17:46

La LIA-bis non vede la luce

Tutti concordano sulla necessità di fare qualcosa per il settore, ma la legge non è conforme al diritto superiore

Claudio Zali: «Ci abbiamo creduto tutti alla possibilità di regolamentare il settore. Oggi si chiude un capitolo che lascia un problema irrisolto».

BELLINZONA - La Legge sulle imprese artigianali (LIA) non s’ha da (ri)fare. Lo ha deciso oggi il Gran Consiglio, approvando - con 73 voti favorevoli, 7 contrari e 2 astenuti - le conclusioni del rapporto che respingeva l’iniziativa parlamentare per una LIA-bis. 

L'iniziativa era stata presentata il 6 novembre 2018, parallelamente all'abrogazione della LIA (affossata dai ricorsi della COMCO e di una ditta ticinese), per “salvare quanto di buono” aveva portato la norma in vigore dal 2016. Una LIA che rispettasse i necessari principi giuridici e che potesse contribuire a migliorare il mercato del lavoro ticinese in favore degli artigiani.

Il relatore del rapporto della Commissione economia e lavoro, Lorenzo Jelmini, in aula oggi ha precisato che «la LIA ha permesso di evidenziare alcune situazioni importanti». Concorrenza sleale, attività in nero, scarsa sicurezza sul lavoro, ditte illegali e “padroncini” sono problemi ancora attuali. Jelmini ha pure ricordato che la Commissione, a novembre 2018, aveva chiesto al Cantone di presentare un progetto per migliorare i controlli di polizia, dell’ispettorato del lavoro e in ambito di concessione di licenze edilizie e commesse pubbliche. 

C’era quindi volontà da parte della Commissione e della Sottocommissione di salvare la LIA ma, si legge nelle conclusioni, «l'iniziativa non può essere sostenuta proprio perché risulta realmente impraticabile». Anche la LIA-bis non sarebbe infatti conforme al diritto superiore e andrebbe in contrasto con la Legge federale sul mercato interno.

Davanti al Parlamento il consigliere di Stato Claudio Zali si è espresso a titolo personale: «Occorrerebbe abolire la libera circolazione se vogliamo risolvere i problemi dei piccoli artigiani. Non possiamo altrimenti affrontare la concorrenza». E ha concluso: «Ci abbiamo creduto tutti alla possibilità di regolamentare il settore. Oggi si chiude un capitolo che lascia un problema irrisolto».

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