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23.09.2018 - 08:020

“Scuola che verrà”: c’è chi dice sì, c’è chi dice no

Oggi sapremo se da settembre dell'anno prossimo prenderà il via la fase di test della riforma che mira a rinnovare la scuola dell’obbligo

LUGANO - Manca ancora qualche ora - in cui chi ancora non ha votato (e vuole farlo) può recarsi ai seggi - e sapremo quale sarà il futuro della scuola ticinese. In caso di bocciatura alle urne del credito di 6’730’000 franchi per il finanziamento della sperimentazione del progetto “La scuola che verrà” prevarrà lo status quo. In caso di accettazione, nelle medie di Acquarossa, Biasca, Caslano e Tesserete e nelle scuole comunali (elementari e asilo) di Cadenazzo, Coldrerio e Paradiso prenderà il via da settembre 2019 e per tre anni la fase di test della riforma che mira a rinnovare la scuola dell’obbligo.

Il decreto legislativo - ricordiamo - era stato proposto dal DECS (evidentemente con il consenso del Governo) e approvato dal Gran Consiglio ticinese con 51 voti contro 19 (5 le astensioni). Contro di esso era però stato lanciato un referendum garzie alle 9’414 firme raccolte.

C’è chi dice sì - Per i sostenitori del progetto, “La Scuola che verrà” «permetterà a ogni allievo di essere seguito più da vicino in modo che apprenda meglio e in base alle proprie potenzialità», oltre che essere il frutto di un lungo percorso di approfondimento e dibattito che ha portato anche a una rielaborazione «profonda» rispetto al progetto iniziale. Verranno introdotti atelier e laboratori «che saranno benefici per gli allievi» e verranno migliorate le condizioni di insegnamento «che permetteranno una didattica più efficace». Verranno inoltre «superate le separazioni rigide definitive ed inefficaci» che sono gli attuali livelli A e B.

C’è chi dice no - Il Comitato referendario, composto in gran parte da esponenti dell’UDC, della Lega e da una piccola parte del PLR, ritiene invece che avviare la sperimentazione equivalga a dare il via libera alla riforma, una riforma che va respinta perché «è una risposta sbagliata a un problema serio» e perché «prevale un’impostazione sproporzionata sulle competenze pedagogico-sociali anziché su quelle istruttivo-tecniche». Uno dei principali punti deboli della riforma è poi «la sua inclusività portata all’eccesso, che fa calare il livello scolastico di tutti». La riforma non sarebbe inoltre stata condivisa «né dai docenti, né dagli allievi, né dai genitori, ma imposta unilateralmente».

Nel pomeriggio, come succede in ogni votazione, le urne daranno il loro esito che, per la felicità di alcuni e per il malcontento di altri, metterà finalmente tutti d’accordo.

Commenti
 
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sedelin 2 anni fa su tio
chi ci tiene a uno sviluppo e a un miglioramento a favore di tutti i giovani vota SÌ, chi si attacca ai partitismi e allo status quo con le sue vecchie concezioni A e B vota NO.
streciadalbüter 2 anni fa su tio
Il primo errore é stato quello di introdurre la scuola media:il secondo sara`quello della scuola che verra`.
streciadalbüter 2 anni fa su tio
Il primo errore é stato la scuola media:questo é il secondo grande errore.
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