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06.03.2019 - 11:000
Aggiornamento : 07.03.2019 - 17:16

Morisoli su Bertoli: «Il suo handicap non gli ha permesso...»

Il deputato Udc attacca il consigliere di Stato usando un argomento che fa sgranare gli occhi. La reazione di Unitas: «Pregiudizi anacronistici. Chi non vede ha altri mezzi»

BELLINZONA - «Purtroppo il suo handicap non gli ha permesso di dubitare e bloccare i suoi tecnocrati». La contesa politica si sa obnubila la vista e talvolta mette il velo alla ragione. Hanno sgranato gli occhi in molti stamani leggendo sul CdT un’opinione elettorale del granconsigliere e candidato Udc Sergio Morisoli. Cosa fa Morisoli? Riporta indietro le lancette dell’integrazione di alcuni decenni, quando stoltamente si pensava che la cecità fosse un sentire meno  (e non invece uno sviluppare al massimo altri sensi per compensare quello mancante). Il bersaglio grosso è il direttore del Decs Manuele Bertoli e l’argomento sono i perché della bocciatura del progetto “La scuola che verrà”. A differenza però di altri, ad esempio il capogruppo Plr Alex Farinelli che aveva criticato l’approccio, a suo dire, arrogante del consigliere di Stato, Morisoli se la prende col fatto che Bertoli sia non vedente (argomento che non è mai stato nel decennio passato un problema per nessuno).

Riportiamo il passaggio completo di Morisoli sul direttore del Decs: «Purtroppo, il suo handicap non gli ha permesso di dubitare e bloccare i suoi tecnocrati, ideologici sia politici che scientisti. Si è fidato delle spiegazioni tecniche orali e scritte degli specialisti, delle cronache dal fronte dei docenti riportate dai suoi subito sotto; non ha potuto vedere gli sguardi delle assemblee dei docenti, non ha potuto leggere l’umore negli occhi dei direttori, non ha potuto interpretare il linguaggio non verbale di noi commissari, di altre persone, delle assemblee dei genitori che lo invitavano se non a parole almeno con altri segnali a fermarsi a correggere il tiro».

Unitas: «Pazzesco e anacronistico» - Parole che chi lavora al fronte dell’integrazione non avrà certamente apprezzato. «Pazzesco». La prima reazione di Mario Vicari è di stupore. Dopodiché il presidente di Unitas, l’associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana, spiega perché il deputato Udc sbaglia: «È un approccio che non esito a definire scorretto e anacronistico». Iniziamo dallo scorretto: «Prima c’è la funzione che la persona assume, in questo caso la carica politica, e questo aspetto deve avere la priorità. Secondario è il fatto che sia cieco, che abbia una limitazione fisica come può essere la sordità o altro». Quindi Vicari spiega l'anacronismo: «Con gli opportuni mezzi ausiliari e con la tecnologia, che oggi sono ben sviluppate, queste limitazioni non inficiano assolutamente l’esercizio della professione. Questo va sottolineato chiaramente».

Oltre la faccia c'è di più - Entrando più nel merito, Vicari ricorda che «il consigliere di Stato cieco ha a disposizione dei mezzi ausiliari tecnologici che gli permettono di accedere ai dossier come qualsiasi persona vedente». Rigettato anche l’argomento morisoliano secondo cui un cieco non è in grado di leggere il volto di chi gli sta di fronte: «Emozioni e reazioni si colgono in altro modo. Cioè attraverso, per esempio, le inflessioni della voce e attraverso il modo in cui uno comunica». Anzi uno può mostrare una faccia, e con la voce tradirsi: «Esattamente» dice il presidente di Unitas, che invita Morisoli a toccare con mano presso la sede dell’Associazione i progressi che sono stati fatti in questo campo: «Non torniamo a quei pregiudizi antichi secondo cui le professioni alle quali la persona cieca poteva accedere erano molto poche. Noi ci battiamo con forza per l’inserimento professionale di ciechi e ipovedenti. Ed è un vanto per Unitas che un nostro socio abbia potuto accedere alla carica di consigliere di Stato».

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