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«Benzina a 3 franchi? Berna rinunci a un po' di imposte»

Allarme caro-carburante e pressione fiscale alta, Lorenzo Quadri: «Ora si tagli sulle imposte, come in altri Paesi europei allo scoppio della guerra in Ucraina»
TiPress
«Benzina a 3 franchi? Berna rinunci a un po' di imposte»
Allarme caro-carburante e pressione fiscale alta, Lorenzo Quadri: «Ora si tagli sulle imposte, come in altri Paesi europei allo scoppio della guerra in Ucraina»

LUGANO - L'ombra di una nuova, amara stangata si allunga sui consumatori ticinesi e non solo. È infatti presumibile un rincaro generalizzato dovuto all'aumento dei costi di trasporto e produzione: una conseguenza diretta della guerra in Medio Oriente, che spinge al rialzo il prezzo del petrolio.

Benzina e diesel sono già in aumento e «c'è chi azzarda previsioni con la benzina a 3 franchi al litro». Lo afferma il Consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, che interviene sull'argomento e punta il dito contro l'elevato carico fiscale che grava sul prezzo finale dei carburanti, chiedendo un intervento immediato della Confederazione.

Il carico fiscale -
Secondo Quadri, la Confederazione ha un «ampio margine di manovra» per alleviare il peso di questi rincari. Gran parte del prezzo alla pompa - dice - è infatti costituito da dazi («90 centesimi, fino a un franco al litro») e IVA (l'8,1% calcolata sul prezzo finale, incluse le accise).

A questo riguardo l'onorevole sottolinea che nel 2024, l'imposta sugli oli minerali ha generato circa 2,63 miliardi di franchi, quasi la metà dei quali è confluita direttamente nelle casse generali di Berna. A queste si aggiungono 1,7 miliardi dal supplemento d’imposta per i trasporti e 1,2 miliardi dalla tassa sulla CO₂ (120 franchi per tonnellata) che grava sull’olio combustibile.

«Una soluzione semplice», afferma il Consigliere nazionale, «sarebbe rinunciare almeno temporaneamente a una parte delle imposte sui carburanti: in particolare a quella quota che finisce nelle casse generali di Berna».


«I tempi sono cambiati» - L'esponente leghista ricorda che una misura simile non sarebbe «affatto straordinaria». Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, Paesi come Italia, Francia e Germania hanno adottato riduzioni fiscali per mitigare l'impatto alla pompa. All'epoca, proposte analoghe in Svizzera furono respinte dal Consiglio federale, con la motivazione che «i cittadini svizzeri potevano sostenere prezzi più alti».

«Oggi la situazione è cambiata: tra impennate dei premi di cassa malati e costo della vita sempre più pesante, molti hanno visto assottigliarsi drammaticamente il proprio potere d’acquisto», aggiunge Quadri. «E allora una risposta concreta da parte di Berna diventa doverosa».

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