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LUGANOBorradori difende i mercatini: «Non sono la causa degli assembramenti»

14.12.20 - 18:41
Il sindaco di Lugano garantisce l'efficacia del piano di protezione in quell'area: «Securitas conta le presenze».
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Borradori difende i mercatini: «Non sono la causa degli assembramenti»
Il sindaco di Lugano garantisce l'efficacia del piano di protezione in quell'area: «Securitas conta le presenze».
Quindi rassicura: «Se sarà necessario chiuderli verrà fatto. Anche se ciò vorrà dire un sacrificio ulteriore per chi ci lavora»

LUGANO - Capannelli di persone in piedi sorseggiando un aperitivo. Oggi ormai rinominati assembramenti. È ciò che è stato notato, e prontamente denunciato, in quel di Lugano. In Piazza Riforma, nei dintorni dei mercatini di Natale. 

Con le cifre e le notizie allarmanti riguardanti la situazione pandemica, d’altra parte, ogni potenziale rischio fa paura. E qualcuno non ha esitato a puntare il dito contro il Municipio per la gestione della situazione. Specie per ciò che concernono le bancarelle natalizie, foriere per molti, di leggerezze che oggi non ci si può più permettere. 

Accuse, queste, che il sindaco di Lugano Marco Borradori respinge al mittente. «Quell'area è attrattiva da sempre, non solo a Natale - sottolinea interpellato da Radio Ticino -. Quando la gente ha finito gli acquista va a bere il caffè, una birra, un aperitivo, poi si riversa nella piazza. È sempre stato così. Però adesso è passata l'idea che siano stati i mercatini natalizi a generare questi assembramenti».

Per Borradori, semmai, la bancarella può essere un’attrazione allettante, ma non causa di violazioni di qualche tipo: «Sicuramente i mercatini attirano gente. Esattamente come i negozi, bar o i ristoranti. Ma il piano di protezione sta funzionando benissimo. Mi sono arrivate parecchie email che chiedevano controlli all'ingresso... Ma noi abbiamo già questi controlli. C'è Securitas che conta le presenze e non c'è nessun assembramento».

Il Sindaco non dubita che le bancarelle possano essere un richiamo, ma trova la polemica sterile, anzi, «una sorta di capro espiatorio». «Se ci sarà da chiudere perché l'evoluzione della situazione lo imporrà, lo faremo. Chiedendo un sacrificio ulteriore a chi gestisce i mercatini. Quello che però io vorrei dire, proprio per una questione di onestà intellettuale - conclude -, è di andare a vedere come sono questi mercatini prima di emettere una sentenza. Perché non sono loro ad aver causato quegli assembramenti». 

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