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27.09.2018 - 07:230
Aggiornamento : 10:35

Nel quartiere "abbandonato" di Lugano: «Qui, si sono dimenticati di noi»

Sono le case popolari di via Trevano. Strutture fatiscenti. Persiane che crollano. Edifici decadenti. Ci abitano persone in difficoltà, tossicodipendenti. Sabato l'ennesima rissa finita nel sangue

LUGANO - “Ti rompo la faccia”. Poi vola un pugno contro il vetro del portone, e si spacca. Nuove minacce. Urla. La gente che si affaccia. Un uomo che giace a terra con la mano ricoperta di sangue. Benvenuti in via Trevano 103, benvenuti nelle case popolari del Comune. Lì, sabato sera si sono recate le auto della polizia Cantonale, della Comunale di Lugano e un’ambulanza. Per calmare gli animi, per prestare soccorso al ferito. Forse una lite, o forse solo l’azione di un singolo individuo che è andato in escandescenza. 


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Il vetro del portone distrutto sabato sera con un pugno

Chi abita nelle palazzine popolari di via Trevano, quelle di fronte allo skatepark, a pochi metri dallo stadio e dal cimitero, si è abituato agli schiamazzi e alle urla. «Qui ormai ci abita solo gente strana. Molti di loro sono tossicodipendenti. Continuano a metterli qui» racconta una signora. 

A lei si uniscono altri inquilini. Tutti vogliono parlare, tutti vogliono raccontare del disagio di quelle palazzine, nessuno però vuole esporsi. «Non pubblichi il mio nome, mi raccomando» dice una signora che ci fa entrare nel retro degli stabili per mostrarci lo stato di abbandono delle strutture. Intonaci che perdono pezzi. Persiane vecchissime. Vetri vetusti con finestre prive di infissi. Balconi che sono ripostigli di oggetti di ogni genere. Lo spettacolo che si apre è alquanto desolante. «La manutenzione di questi edifici è totalmente trascurata. Va bene che gli affitti sono bassi, pago circa 1000 franchi per tre locali, però lasciarci così è disumano». 


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Gli stabili sono stati costruiti verso la fine degli anni ’40, nel 1948 per l'esattezza,  dagli architetti Rino e Carlo Tami. Appartengono al Comune e sono protetti . «Un tempo ci abitavano i dipendenti statali, oggi ci abitiamo noi», racconta una signora che vive lì da diversi anni. Qualcuno li chiama i nuovi poveri. «Io abito qui perché con lo stipendio che ho, è l’unica soluzione che posso permettermi» si sfoga un’inquilina. Da anni dicono di chiedere interventi per migliorare la condizione degli stabili e modernizzarli. Ma soprattutto di non trasformare la zona in una sorta di ghetto dove inserire personalità problematiche o tossicodipendenti. «Ce ne sono diversi, almeno una ventina - ci racconta un signore -  urlano, sbraitano, litigano e nei casi peggiori va a finire come sabato sera». Un’altra signora invece ci racconta di aver assistito alla scena di un tossico che in evidente stato di alterazione parlava con le automobili parcheggiate. «Volevo quasi avvicinarmi per chiedergli se avesse bisogno di aiuto, ma che ne so come avrebbe reagito».  


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Nel frattempo scendono altri inquilini. Vogliono parlare. Vogliono raccontare. Ma soprattutto non vogliono sentirsi esclusi dalle autorità alle quali da tempo hanno chiesto una valorizzazione dell’intera zona. 

Il primo a parlare è Michele Bertini, responsabile del Dicastero sicurezza: «A mio modo di vedere è evidente che vi siano delle lacune nella presa a carico di situazioni di disagio sociale. Stabili o immobili malamente mantenuti facilitano l’attecchire di queste situazioni e qui c’è una responsabilità dei proprietari degli immobili, siano essi privati o pubblici».

L'amministrazione delle palazzine Tami è affidata alla GIPI Sa, società che appartiene alla Cassa Pensioni di Lugano, ed è l’amministratrice delegata, Ilaria Caldelari Panzeri, a spiegare la difficoltà di intervento di quella zona. «Ci troviamo di fronte a palazzine sicuramente vecchie, ma che sono inserite tra i beni culturali da tutelare, quindi sono quasi intoccabili. Non siamo autorizzati ad eseguire nessun tipo di lavoro, né  di ristrutturazione, né di abbellimento, soltanto lavori di manutenzione ordinaria».

Ci sono però persiane cadenti, parti che perdono pezzi.
«In questo caso è possibile intervenire per aggiustare ciò che è rotto, ma se gli inquilini non si fanno avanti noi non possiamo saperlo. L’invito è quindi quello di segnalarci le cose che non vanno, di scriverci, di telefonare, o venire direttamente da noi e nel limite del possibile possiamo migliorare la situazione».

Dicono che hanno fatto delle segnalazioni...
«È da tanto tempo che non riceviamo lamentele o segnalazioni di questo tipo. Si tratta di appartamenti a pigione molto bassa ma tutti decorosi, posso comprendere che gli inquilini abbiamo paura di rivolgersi a noi perché temono che ulteriori lavori possano incidere sul prezzo dell’affitto».


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Forse sarebbe il caso di cambiare la legge sulla tutela dei beni culturali, perché non tutto è meritevole di essere mantenuto.
«Questo però è un discorso politico e bisognerebbe parlarne con loro. La zona delle palazzine Tami è davvero strategica e certamente si potrebbero costruire  appartamenti più confortevoli, nuovi e più adatti alle esigenze di oggi».

Gli inquilini si lamentano anche per la presenza di tossicodipendenti che causano qualche problema in fatto di convivenza.
«Nel momento in cui arriva la richiesta di entrare in un appartamento non possiamo certo chiedere alla persona se fa uso di droghe, sarebbe una violazione della sua sfera privata. Spesso veniamo a conoscenza che si tratta di un tossicodipendente solo in una fase successiva. Finchè una persona si comporta correttamente e paga l’affitto non possiamo di certo cacciarlo via».


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Tra le foto che abbiamo scattato c’è anche un balcone pieno di oggetti.Gli inquilini si sono lamentati della presenza di questi soggetti?
«Anche in questo caso non sono arrivate segnalazioni. Se ci informano che alcuni inquilini danno fastidio è logico che interveniamo per cercare una soluzione». 

«Tenere materiale sul balcone non è ammissibile. C’è però un limite di tolleranza. Quando si esagera solitamente interveniamo. Inviamo delle circolari in cui chiediamo di mantenere l’ordine. Dare però la disdetta mi sembra davvero esagerato. In fondo si tratta di essere umani; anche se fragili o problematici devono pur avere un tetto sotto cui dormire». 

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Commenti
 
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siska 3 anni fa su tio
La svizzera é e ha il suo meridione sempre stato così e volutamente tenuto nascosto dalla politica e da tutta una scala sociale ma i tempi odierni sono cambiati e non si potranno più tenere nascoste quello o quelle situazioni che non si vogliono affrontare né vedere e la mentalità svizzera é fatta un po' così ma é come un pentolone che bolle da molto tempo ma si continua a buttarci dentro acqua per far si che possa continuare la bollitura ma il pentolone con il coperchio prima o poi scoppia.
siska 3 anni fa su tio
A caval donato non si guarda in bocca okay ci può stare! ma che io per esempio, debba vivere in uno stabile o appartamento lercio mai e poi mai non lo farei in primis verso me stessa e neppure verso chi alla fine mi vorrebbe farci vivere perché qualcuno dice é giusto così. Piuttosto dormo nel furgone con il generatore e l'acqua già ripulita, poi vedrei cosa fare d'altro. Nessuno mi tratta come una lercia solo perché magari che so sono povera e rientro nella categoria dei poveracci da mettere assolutamente dentro a queste caserme fatiscenti. Ma stiamo scherzando?
Mat78 3 anni fa su tio
Il vecchio plovelbio dice: "A caval donato non si gualda in bocca!" Scherzi a parte, un minimo di decoro e garanzie di sicurezza ci vogliono, però se sei in assistenza non ti puoi aspettare il grand Hotel a 7 stelle...
siska 3 anni fa su tio
Il ticino come certi luoghi nella svizzera romanda sono gemelli diversi ma uniti nello "sbattere" il povero dentro a stabili lerci. Una vergogna e poi si vuole dare un'immagine di un cantone con il cesto di fiori da donare ai turisti o ai più facoltosi? Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah mi fermo qui........
siska 3 anni fa su tio
Appunto! Se uno cade in povertà e non ha referenze finanziarie idonee non c'é nessuno che gli da in affitto un'appartamento salvo che subentri il garante ossia lo Stato e lo Stato e i comune preferisce relegare i poveri o i nuovi poveri che verranno in lerci stabili vetusti dove neppure i cani intesi come animali non vorrebbero starci. dai qui ognuno e ogni categoria pensa al propio poi ci si ritrova una città piena di palazzi mezzi vuoti se non addirittura perennemente vuoti (leggere sui portali immobiliari ci sono annunci che vi permangono per anni!) e quelli strapieni di persone sono amministrazioni del callo cioé collaborano con la città e il cantone per ingolfare gli appartamenti ma.. c'é un ma! Sono stabili vetusti, orribili, ho sentito da più parti che ci sono molti problemi di manutenzione ed é propio in quei luoghi dove ci sono anfratti per la vendita ed il consumo di droga. Non parliamo poi che lì ognuno fa un po' il c....o che gli pare o mi sbaglio?
lucafdl 3 anni fa su tio
"Dare però la disdetta mi sembra davvero esagerato. In fondo si tratta di essere umani" che persona dolce e sensibile.... quasi quasi li trasferirei accanto alla Sig.ra Caldelari!!Trovo molto toccante anche l'affermazione: "Nel momento in cui arriva la richiesta di entrare in un appartamento non possiamo certo chiedere alla persona se fa uso di droghe” Mi scappa da ridere….anche i paracarri sanno che quando si desidera prendere un appartamento in affitto si chiedono: referenze, professione, reddito e estratto UEF!! Ma per piacere, di cosa stiamo parlando? Dite pure che questi elementi li piazzate li d’accordo con i servizi sociali della città perché non sanno che fare! La gente non è stupida! Almeno un po’di sincerità
lavecchiabignasca 3 anni fa su tio
concordo ,,,un mare di debiti,,e la città del disgusto...
siska 3 anni fa su tio
Poi i tossici sono dappertutto in questa città, girano praticamente a farsi i ca.....i propi! Lo sanno anche gli animali per dirla tutta!
siska 3 anni fa su tio
Se un domani mi dovessi trovare in difficoltà (spero propio che no!) mi rifiuterei in modo categorico di andare a vivere in un lerciaio del genere. Alla faccia poi dei benpensanti cittadini e politici che se ne fregano altamente di chi finisce in povertà preferirei vivere in un furgone. Il pensiero collettivo distorto del tipo: sei finito cosÌ male? Bene, é colpa tua e devi accettare quello che hai e nulla di più perché hai un tetto (anche se pericolante e lercio). Quindi che ci si scandalizzi di sto andazzo mi sa tanto di pensiero ipocrita. La politica luganese e del Cantone sanno benissimo che mettere sotto il medesimo tetto lercio tutte le persone in difficoltà finanziarie, in difficoltà a causa di tossicomanie o a causa di altri fattori non é così nobile oserei dire é come spostare una merea di problemi là in fondo almeno sono là e non danno fastidio. Che schifo sta società sempre più ipocrita basata esclusivamente sull'apparenza e i soldi. La città di Lugano? Con queste situazione al limite e che fuoriescono alla luce del sole, la città di Lugano é solo un bluff.
Nicklugano 3 anni fa su tio
Ragazzi: tutto ciò in una città come Lugano, nel 2018 ? Ed i responsabili, evidentemente totalmente incompetenti nell'amministrazione di stabili, farfugliano di beni protetti, di gente che non segnala i problemi, di mancanza di informazioni? Ma chi vi ha messo ad amministrare degli immobili ? Penoso.
Logico 3 anni fa su tio
Diciamo che ca. 1’000.- al mese per un 3,5 locali è un prezzo decente per Lugano, ma anche altrove. Probabilmente la maggior parte di chi può vivere lì è anche in assistenza quindi un sensibile aumento della prigione (dopo ristrutturazione) sarebbe anche sostenibile. Quasi certamente il bene è protetto a causa dei nomi degli architetti ma sono quasi sicuro che il Cantone (che è l’Autorità che gestisce i beni culturali, se proprio non vuol togliere il vincolo esistente, possa obbligare il proprietario a intervenire a sue spese. In fondo un po’ di colpa è del Comune che non si è opposto alla tutela del bene proposta dall’UBC; motivando le cose si può agire.
rojo22 3 anni fa su tio
L’idea è probabilmente quella Di lasciar andare le cose Fino al punto in cui gli stabili non saranno più recuperabili e, dopo un po’ di dibattito in CC, qualcuno arriverà con un bel progetto di riqualifica del comparto e qualche architetto insieme con una delle solite imprese di costruzione farà l’affare. Siamo a Lugano bambini: le cose si fanno secondo la legge... del più inciuciato! Rino Tami mandi qualche maledizione dall’aldilà sulle zucche di sti approfittatori.
ni_na 3 anni fa su tio
@rojo22 esatto, il solito schema.
ctu67 3 anni fa su tio
partitona da fare ... via trevano contro via industria ...bel derby luganese !!!
Frankeat 3 anni fa su tio
Adesso che sono finiti "sul giornale" con nome e cognome, vedrete che qualcosa faranno, almeno per pararsi il fondoschiena. Entro un anno persiane nuove per tutti.
ni_na 3 anni fa su tio
Poco chiaro: quando un bene è ritenuto da tutelare dunque non si ristruttura e si lascia decadere? Siamo sicuri? E la soluzione di tio? Non proteggere più gli immobili ... LOL!!! Quando Lugano già ha perso gran parte del suo patrimonio architettonico? Quante inesattezze e superficialità! In ogni caso assurdo che debbano essere gli inquilini a segnalare i problemi, le migliorie vanno fatte e i proprietari non possono ignorare le condizioni dello stabile...
dan007 3 anni fa su tio
E risaputo che mettere insieme più persone in un solo stabile si crea un ghetto la migliore soluzione è isolarle in zone fuori dal centro possibilmente
vulpus 3 anni fa su tio
Leggendo l'intervista alla signora Ilaria Caldelari Panzeri, c'è da dedurre che non sia al suo posto . Dalle sue risposte si capisce che non si preoccupa e non si è mai preoccupata dello stato di un bene di proprietà della CP, bene di tutti gli impiegati della città, favorendo un degrado generale dello stabile , e autorizzando una situazione di accresciuto disagio totale della zona. Ma neppure il più povero proprietario di una casa lascerebbe deperire la sua proprietà come indicano le foto.Forse la signora non ha capito che la definizione di beni da tutelari,non bisogna lsciarli andare un decadenza.Che poi siano gli inquilini che debbano denunciare lo stato di degrado generale dei beni,è fuori luogo. Ha ragione Bertini quando afferma che il degrado dello stabile favirisce il degrado della zona: ma cosa fa la città per ovviare a questo? O deliberatamente non si interviene? Lugano non ci fa una gran bella figura in questi giorni, nonostante le belle parole di qualche dichiarazione dei municipali.
KilBill65 3 anni fa su tio
Che vergogna!!....Possibile che nessuno puo' aiutare queste povere persone che abitano in questo schifo?...L'amministrazione del condominio o il municipio di Lugano?....So che e' da tempo che questa problematica esiste e nessuno se ne fa' carico.....Mi spiace molto per i condomini e li capisco......
Monello 3 anni fa su tio
...dopo l articolo sul giornale ....si attivano tutti !!!
KilBill65 3 anni fa su tio
Che vergogna!!....Possibile che nessuno puo' aiutare queste povere persone che abitano in questo schifo?...L'amministrazione del condominio o il municipio di Lugano?....S
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