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BELLINZONA
14.06.2018 - 11:590
Aggiornamento : 17:10

«Il comitato mondiale dei Tamil non è un'organizzazione criminale»

I 13 imputati hanno ricevuto pene privative della libertà sospese con la condizionale, cinque sono stati assolti e gli sono stati attribuiti indennizzi per riparazione morale

BELLINZONA - Cinque pene detentive sospese con la condizionale, otto assoluzioni e soprattutto nessun legame con un'organizzazione criminale. Questi i punti centrali della sentenza, resa nota oggi, del Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona nel processo a 13 imputati accusati di aver spalleggiato finanziariamente le Tigri tamil, gruppo ribelle dello Sri Lanka.

Non ha dunque retto l'accusa di partecipazione e sostegno a un'organizzazione criminale avanzate dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC), nella persona della procuratrice federale Juliette Noto, al termine di un procedimento durato nove anni e costato quattro milioni di franchi.

Il TPF ha infatti scagionato tutti gli interessati - dodici tamil e un tedesco - da questo capo d'imputazione. Per quanto riguarda le richieste di condanna per reati finanziari, sono state accolte quelle di truffa per mestiere e di falsità in documenti.

Otto assoluzioni - Otto accusati sono stati invece assolti con formula piena e riceveranno degli indennizzi per riparazione morale. I rimborsi andranno da qualche centinaia a diverse decine di migliaia di franchi.

Le condanne più pesanti - 24 mesi con la condizionale - sono state quelle nei confronti del responsabile finanziario del World Tamil Coordinating Comitee (WTCC), l'organizzazione che rappresenta questa etnia nella Confederazione, e di un intermediario di credito che negoziava i prestiti accordati dalle banche ai tamil sulla base di certificati di salario falsi.

Il leader del WTCC è stato da parte sua sanzionato con 21 mesi, mentre il vice del responsabile delle finanze con 20 mesi. Nel corso del processo, durato circa otto settimane e terminato lo scorso marzo, l'accusa aveva chiesto pene detentive da un minimo di 18 mesi sospesi a un massimo di sei anni e mezzo di reclusione.

Legame gerarchico non dimostrato - Per motivare la sentenza il TPF indica che il legame gerarchico tra il WTCC e le Tigri di liberazione dell'Eelam tamil (LTTE) non è stato sufficientemente dimostrato. «Questa subordinazione rimane dubbia», ha spiegato la presidente della corte Nathalie Zufferey Francioli. Inoltre, in base alle prove raccolte, non è possibile considerare le LTTE un'organizzazione criminale, ha aggiunto.

La guerriglia delle Tigri tamil ha combattuto contro l'esercito dello Sri Lanka a partire dal 1983 per l'indipendenza del nord-est dell'isola, fino alla sconfitta dei ribelli nel maggio del 2009. Gli scontri hanno causato la morte di circa 100'000 persone.

Accusa: 10 anni di illeciti - L'accusa riteneva che le attività illecite, prolungatesi per una decina di anni, hanno consentito di raccogliere tra la comunità tamil in esilio circa 15 milioni di franchi, tramite un sistema sofisticato di crediti al consumo. I soldi sarebbero serviti a finanziare le attività delle LTTE, considerata dal MPC come una organizzazione criminale a carattere terroristico.

Nella requisitoria la procuratrice Noto aveva definito le Tigri come un movimento la cui efficienza ha ispirato perfino Al Qaida. Aveva anche mostrato foto in cui appariva il direttore della WTCC con una mitragliatrice e bambini soldato, affermando che gli imputati sostenevano le LTTE consapevoli di quanto accadeva.

La difesa - definendo il procedimento «un processo politico» condotto su iniziativa dell'Unione europea - aveva invece sottolineato nelle sue arringhe la legittimità della lotta dei tamil contro un regime oppressore e che i fondi raccolti negli anni 2000 da questa comunità nella Confederazione attraverso il WTCC servivano a scopi umanitari. Il denaro sarebbe stato inoltre donato volontariamente dalla diaspora e non attraverso minacce nei confronti di famigliari in patria, come argomentato dalla procuratrice.

La sentenza è stata accolta con comprensibile soddisfazione dai legali degli imputati. Marcel Bosonnet, avvocato del leader del WTCC, ha sottolineato come il suo cliente abbia consacrato parte della sua vita a questa causa. Dal canto suo, l'MPC si riserva il diritto di esaminare minuziosamente le motivazioni scritte prima di valutare un ricorso, ancora possibile, al Tribunale federale.


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